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Meloni risponde alle critiche: «La settimana della moda non è una passerella, è l'Italia che lavora»

La presidente del Consiglio replica alle polemiche di Renzi e Ricciardi sulla sua assenza all'Assemblea generale dell'Onu e sulla cena inaugurale della settimana della moda a Milano. «Per la sinistra è una passerella, per me sono sarte, modellisti e piccole imprese».

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Giorgia Meloni ha risposto alle critiche arrivate da esponenti dell'opposizione sulla sua agenda, dopo che la presidente del Consiglio ha scelto di non partecipare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York ed è stata invece presente lunedì sera alla cena inaugurale della settimana della moda a Milano. La replica è arrivata attraverso i social, con un intervento che rivendica la scelta di campo del governo e attacca la lettura che ne è stata data a sinistra.

«Leggo le polemiche della sinistra perché non sono andata all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove l'Italia è rappresentata dal ministro degli Esteri come accade per molti Paesi europei, e perché lunedì sera ero invece alla cena inaugurale della settimana della moda a Milano», ha scritto Meloni. La presidente del Consiglio ha spiegato di essere intervenuta all'evento milanese per portare la presenza del governo in un comparto che vale oltre 36 miliardi di export. «Ci sono andata per dire a un settore che vale oltre 36 miliardi di export che il Governo c'è», ha precisato, aggiungendo che l'impegno non si limita alle parole: «100 milioni per gli investimenti e un lavoro serio sulla formazione e sul capitale umano, perché è lì che quelle imprese faticano di più a trovare le competenze che servono».

Il passaggio più duro della replica riguarda il modo in cui, secondo Meloni, la sinistra guarda al mondo della moda. «Prendo atto che per la sinistra la settimana della moda è una passerella. Per me sono le persone che ci lavorano: sarte, modellisti, pellettieri, tecnici, piccole imprese che tengono in piedi la parte di Italia che il mondo ci invidia», ha affermato. «Chiamare 'figuraccia' la vicinanza a un comparto in difficoltà dice tutto di quanto conoscono l'Italia reale», ha concluso la presidente del Consiglio.

Ad attaccare Meloni era stato, tra gli altri, il leader di Italia Viva Matteo Renzi, che da New York aveva parlato di una «figuraccia per l'Italia», sottolineando che all'Assemblea generale delle Nazioni Unite si riuniscono i governi e si alternano i leader di tutto il mondo, mentre la presidente del Consiglio non era presente. Dai Cinque Stelle era invece intervenuto Riccardo Ricciardi, capogruppo alla Camera, secondo cui Meloni avrebbe bisogno che qualcuno le ricordasse «delle guerre in corso e dei guai che gli italiani stanno passando».

La polemica si inserisce nel confronto politico ricorrente sulle priorità dell'agenda di governo e sulla presenza internazionale dell'Italia. Da un lato, l'opposizione contesta la scelta di non essere a New York in un momento segnato da conflitti aperti; dall'altro, l'esecutivo rivendica la normalità di una rappresentanza affidata al ministro degli Esteri, come avviene per molti Paesi europei, e difende la decisione di dedicare attenzione a un settore produttivo strategico per l'export nazionale. La settimana della moda milanese resta uno degli appuntamenti internazionali più rilevanti per il sistema produttivo italiano, con ricadute su occupazione, formazione e filiera delle piccole e medie imprese.

Nel suo intervento, Meloni ha insistito in particolare sul tema delle competenze, indicando nella formazione e nel capitale umano il nodo principale per le aziende del comparto. La cifra di 36 miliardi di export e lo stanziamento di 100 milioni per gli investimenti sono gli elementi concreti citati dalla presidente del Consiglio per motivare la presenza del governo all'evento. La replica affidata ai social chiude, per ora, lo scambio a distanza con Renzi e Ricciardi, senza che siano stati annunciati ulteriori passaggi istituzionali sul tema.

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