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Il centrodestra punta al consenso mentre la sinistra non presenta un proprio piano industriale

Un commento di Libero attacca i governi di centrosinistra per vent'anni di annunci su sanità, previdenza, sicurezza e industria senza risultati, mentre la manovra del centrodestra cerca il consenso del proprio elettorato.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

La sinistra italiana contesta la manovra del centrodestra senza riuscire a presentare una proposta alternativa propria, come accade ormai da almeno quattro lustri. È la critica che emerge da un intervento pubblicato da Libero, secondo cui i programmi dei governi di centrosinistra hanno promesso risultati storici in settori chiave, ma senza tradursi in cambiamenti concreti per gli italiani.

Nel testo si ricordano alcuni esempi. La riforma Bindi sulla sanità, si sostiene, avrebbe dovuto garantire a tutta la popolazione un'assistenza innovativa, ma non sarebbe stata accompagnata da una programmazione almeno trentennale, e le generazioni successive pagherebbero oggi il prezzo di quel fallimento, costrette a sottoscrivere polizze sanitarie per una cifra prossima ai 50 miliardi di euro l'anno. Anche il sistema previdenziale viene descritto in difficoltà, al punto da obbligare chi entra al lavoro dall'anno in corso a sottoscrivere una previdenza integrativa, con ulteriori decine di miliardi che, secondo l'autore, escono dalle tasche degli italiani.

Sul fronte di sicurezza e immigrazione, l'articolo parla di una totale incapacità nella gestione dei flussi, con la sola legge Bossi-Fini indicata come misura che avrebbe limitato i danni. Critiche anche sull'istruzione e la formazione, penalizzate da scarsi fondi e dalla mancanza di una riforma degli studi compatibile con le esigenze del sistema economico, oltre che dal fenomeno della fuga dei cosiddetti cervelli. Per industria, commercio ed export, secondo il testo, i governi di sinistra avrebbero fatto poco o nulla, e anche oggi non esisterebbe uno stralcio di programma orientato al recupero del sistema industriale.

Il commento ricorda inoltre che le imprese italiane con fatturato di almeno un miliardo di euro e capaci di competere a livello internazionale operano soprattutto nei settori farmaceutico, agroalimentare e del packaging, con pochi altri comparti. Il lusso e gli accessori, che negli anni Novanta erano insediati in Italia, si sarebbero in gran parte spostati in Oriente, lasciando nel Paese soprattutto design e produzione di eventi.

Sul versante del centrodestra, l'articolo riconosce che in questi quattro anni il governo ha ridotto il deficit, ottenendo un riconoscimento internazionale da parte delle agenzie di certificazione, e ha recuperato oltre 1,8% di occupazione. Il testo sostiene però che questi risultati richiederebbero un piano di politica industriale duraturo, capace di garantire un sostegno finanziario ampio, salari più elevati e il recupero di una produttività che, secondo l'autore, in Italia manca da oltre trent'anni.

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