Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accolto con favore la decisione degli Stati Uniti di autorizzare la vendita di 500 missili intercettori Pac-3 per il sistema Patriot, ma ha chiesto agli alleati di trasferire subito le scorte disponibili. Secondo quanto riportato dall'agenzia russa Rbc, il leader di Kiev ha definito «importante» il via libera del Dipartimento di Stato, sottolineando però che i tempi di consegna sono troppo lunghi rispetto alle necessità immediate del Paese.
Il problema, ha spiegato Zelensky, è che i 500 missili potrebbero garantire una protezione efficace già dall'inverno, ma le forniture arriveranno solo tra qualche anno. Per questo il presidente ha proposto ai partner di inviare intercettori dai loro depositi nell'inverno 2026-2027, per poi ricostituire le scorte con una produzione commissionata e pagata dall'Ucraina e dai suoi alleati. Il presidente ha ringraziato Donald Trump e il Dipartimento di Stato per l'autorizzazione e ha dichiarato di aver discusso della questione dei Pac-3 con il segretario di Stato Marco Rubio.
La carenza di intercettori è già critica. Secondo la Cnn, le scorte di Patriot sarebbero esaurite e gli Stati Uniti ne forniscono ora soltanto 12 al mese. Zelensky ha denunciato che la Russia colpisce quotidianamente il settore energetico ucraino e che, nelle sole ultime due settimane di ottobre, ha preso di mira più di 30 volte importanti infrastrutture della rete. Secondo il presidente, a ridosso dell'inverno Mosca avrebbe avviato un'operazione contro i sistemi vitali delle città, cioè elettricità, riscaldamento, approvvigionamento idrico e ponti.
Sul fronte opposto, nella notte l'Ucraina ha attaccato la raffineria Bashneft-Novoil nella città russa di Ufa, nella parte sud-occidentale del Paese, riprendendo gli attacchi contro gli impianti energetici dopo una pausa di quasi un mese. Il canale Telegram indipendente Astra riferisce che la struttura è in fiamme in seguito a un attacco di droni. Il complesso è uno dei principali poli di raffinazione della città e produce benzina di alta qualità conforme allo standard Euro-6, oltre a diesel, carburante per aerei e lubrificanti. Lo stesso impianto era già stato colpito il 21 settembre, episodio dopo il quale Kiev aveva sospeso gli attacchi alle raffinerie russe per le pressioni esercitate da Donald Trump.
Il ministero della Difesa russo ha comunicato che, durante la notte, le difese aeree hanno abbattuto complessivamente 433 droni ucraini a lungo raggio in 19 regioni. Nella regione di confine di Bryansk due civili, un uomo e una donna, sono rimasti uccisi e altri cinque feriti in un attacco con drone kamikaze nella località di Klimovo. Il governatore della regione meridionale di Rostov ha riferito che i sistemi di difesa hanno respinto un attacco con oltre 90 droni sulla città di Kamensk-Sachtinskij e su altri quattro distretti.
Anche Kiev è stata colpita. Un attacco russo ha danneggiato un impianto energetico nella città, lasciando senza elettricità alcune zone di quattro distretti: Obolonskyi, Darnytskyi, Desnianskyi e Podilskyi. Lo ha riferito la società energetica ucraina Dtek, come riportato dal Kiev Independent. Il sindaco Vitali Klitschko ha scritto su Telegram che, dopo tre attacchi con droni contro infrastrutture critiche, anche l'approvvigionamento idrico ha subito problemi, con la zona della riva sinistra del fiume Dnepr rimasta senz'acqua. Non sono state confermate vittime nell'ultimo episodio, mentre l'entità complessiva dei danni non è ancora chiara. L'episodio segue gli attacchi con missili e droni della notte tra il 29 e il 30 ottobre, che hanno causato almeno un morto e danneggiato edifici residenziali e commerciali.
Infine, nel Mar Nero una nave portarinfuse che trasportava attrezzature destinate alle forze armate ucraine è stata colpita a 18 chilometri a sud di Odessa. Lo ha reso noto il ministero della Difesa russo, precisando che l'obiettivo è stato colpito da droni. Le informazioni provenienti dalle due parti restano non verificate in modo indipendente.