Gli Stati Uniti hanno imposto un nuovo pacchetto di sanzioni all’Iran mentre nello Stretto di Hormuz cresce l’incertezza per il traffico marittimo. La combinazione tra pressione finanziaria e rischio militare ha contribuito a spingere il Brent vicino ai 100 dollari al barile, con conseguenze potenziali anche per l’economia europea.
L’8 settembre il Dipartimento del Tesoro americano ha annunciato sanzioni contro 36 obiettivi collegati al settore dell’aviazione iraniana nell’ambito dell’operazione denominata Economic Outcast. Nello stesso contesto FinCEN ha diffuso un avviso agli istituti finanziari. OFAC ha inoltre pubblicato nuove misure legate all’Iran, tra cui la sospensione della General License J-1 e disposizioni transitorie per alcune attività interessate.
La pressione economica arriva mentre Teheran ha annunciato l’intenzione di creare una zona di esclusione nei pressi dello Stretto di Hormuz. Il passaggio collega il Golfo Persico al Golfo di Oman ed è una delle rotte energetiche più importanti al mondo. Anche senza una chiusura formale, il solo aumento del rischio può rallentare le partenze, far salire i premi assicurativi e modificare le scelte delle compagnie di navigazione.
Secondo dati Kpler citati da Reuters, lunedì sono transitate nello Stretto sette navi cargo per materie prime contro otto il giorno precedente, dopo le minacce iraniane di rispondere agli attacchi statunitensi. È un campione troppo limitato per parlare di blocco o di tendenza consolidata, ma segnala la prudenza degli operatori.
I mercati stanno già incorporando parte di questo rischio. Il Brent ha sfiorato quota 100 dollari l’8 settembre e le borse americane hanno risentito dei timori per l’offerta e per un possibile nuovo impulso inflazionistico. Per l’Italia, che importa gran parte dell’energia consumata, un aumento persistente del petrolio può riflettersi sui carburanti, sulla logistica e sui costi delle imprese.
La distinzione decisiva resta quella tra tensione e interruzione fisica. Finché le navi continuano a passare, il mercato paga soprattutto un premio per il rischio. Se il traffico dovesse ridursi in modo significativo o la zona di esclusione venisse applicata in maniera aggressiva, l’effetto sui prezzi potrebbe diventare molto più forte.
Le prossime ore saranno misurate nei movimenti delle petroliere, nei costi assicurativi e nella risposta di Teheran e Washington. Per l’Europa, Hormuz rimane lontano geograficamente ma vicino economicamente: pochi chilometri di mare possono ancora incidere sul prezzo dell’energia pagato da famiglie e imprese.