Oggi e domani si svolgono le elezioni per il nuovo Consiglio superiore della magistratura, l'organo di autogoverno delle toghe. Secondo la ricostruzione del quotidiano Libero, il voto si svolge in un clima di forte tensione tra le correnti della magistratura, che si muovono in ordine sparso ma con un nemico comune: il governo guidato da Giorgia Meloni.
Il dato politico più rilevante, secondo l'analisi pubblicata, è la ricompattazione della categoria dopo la campagna referendaria. I giudici conservatori, scrive il quotidiano, avrebbero riscoperto di avere più punti in comune con i colleghi progressisti che con i politici moderati, nominalmente a loro più vicini sul piano ideologico. A saldare questo fronte è stata la battaglia sull'aumento salariale dei magistrati, contestato dalla premier e dai media di centrodestra.
Nel dibattito è intervenuto anche Gennaro Varone, magistrato al di fuori delle correnti e in passato sostenitore della riforma. Sui social il pubblico ministero ha accusato Meloni di evocare «un miserrimo sentimento di invidia sociale» e di non voler riconoscere alla categoria una quota di retribuzione, sostenendo che la premier spende 40 miliardi per le armi e si preoccupa di non dare 100 milioni di euro di adeguamento stipendiale. Varone ha inoltre annunciato che non parteciperà come relatore a un convegno organizzato da Forza Italia.
Secondo quanto riportato, nei corridoi dei tribunali si parla di accordi trasversali per portare esponenti di primo piano delle correnti nel parlamentino dei giudici. Il quotidiano ipotizza che l'obiettivo sia un consiglio composto da magistrati scelti dentro o vicino alle correnti, in contrapposizione al Csm con componenti sorteggiati auspicato dal governo con la riforma poi bocciata dagli elettori al referendum. In questo scenario il Consiglio potrebbe diventare un punto di resistenza per chi non si riconosce nella maggioranza, con l'ipotesi di affidare la vicepresidenza a Maria Elena Boschi.
Tra le correnti, la più in difficoltà alla vigilia del voto sarebbe Magistratura indipendente, che nell'ultimo ciclo avrebbe votato spesso con la sinistra e avrebbe accettato scambi nelle nomine ritenuti sfavorevoli. Secondo fonti citate dal giornale, la corrente potrebbe passare da sette a cinque consiglieri, e c'è chi ritiene che non riuscirà a eleggere nessuno dei due pubblici ministeri candidati.
Un altro elemento di incertezza riguarda la candidatura di Cosimo Ferri, ex segretario di Magistratura indipendente, passato indenne dal cosiddetto scandalo dell'Hotel Champagne. Ferri potrebbe sottrarre voti alla corrente dei giudici moderati. Alcuni magistrati del gruppo Articolo101, storicamente critici verso le correnti, hanno espresso una valutazione favorevole alla sua eventuale elezione, sostenendo che potrebbe spezzare la logica degli accordi sottobanco. Il consigliere della Corte d'appello di Roma Nicola Saracino ha definito Ferri una scelta di verità, pur riconoscendo che il voto a suo favore sarebbe una scelta controversa.
Il quadro che emerge dalla vigilia è dunque quello di un'elezione in cui le correnti restano centrali, nonostante il dibattito sulla loro funzione, e in cui lo scontro con il governo sul tema retributivo e sulla riforma dell'ordinamento giudiziario pesa sulle scelte degli elettori togati.