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Covid, il report sugli intermediari della maxi-commessa cinese di mascherine

Nuovi «Covid Files» ricostruiscono la rete di contatti che portò all'importazione di dispositivi dalla Cina. Al centro Mario Benotti, ex dirigente Rai, che annunciò in anticipo la nomina di Arcuri a commissario.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Proseguono le pubblicazioni dei «Covid Files» e il report riservato di oggi approfondisce la rete di rapporti e interessi che portò alla maxi-commessa cinese da 1,2 miliardi di euro per le forniture di mascherine. Al centro della ricostruzione ci sono gli uomini che aprirono il canale con i consorzi cinesi: Mario Benotti, ex dirigente Rai e consulente di esponenti del Partito Democratico, l'imprenditore Vincenzo Tommasi, l'ex banchiere sammarinese Daniele Guidi, il trader Jorge Solis e Cai Zhongkai, rappresentante dei consorzi. Il report ricostruisce contatti, chat, incarichi e collegamenti con la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri, per capire come si formò la filiera dell'affare.

Un passaggio chiave emerge da una chat dell'11 marzo 2020. Alle 11.36 della mattina, Mauro Benotti — giornalista, già direttore di Rai World e all'epoca presidente del consorzio Optel, che si occupa di ricerca nella microelettronica — scrive all'imprenditore Vincenzo Tommasi: «Fra poco esce nomina di Arcuri a commissario» e «Con pieni poteri su emergenza e acquisti». La sera stessa dell'11 marzo, la nomina di Domenico Arcuri a commissario straordinario per l'emergenza Covid venne effettivamente annunciata in una diretta social dall'allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Benotti non solo azzeccò il nome, ma anche le prerogative del futuro commissario, che sarebbero state conferite con un'ampiezza senza precedenti nel decreto istitutivo. Il giornalista scrisse anche di aver visto il decreto e di aver dato «alcuni suggerimenti» per la stesura.

Gli investigatori della Guardia di Finanza, che provano a ricostruire reti e rapporti dei protagonisti della «commessa cinese», si chiedono come facesse Benotti a conoscere in anticipo quei particolari e perché li comunicasse in anteprima proprio a Tommasi. Mario Benotti, morto per un infarto nel 2023, all'epoca dei fatti era un imprenditore con un passato nelle alte sfere del giornalismo e della politica. Oltre alla presidenza del consorzio Optel Microelectronic Solutions e alla fondazione del gruppo Partecipazioni Spa, holding di investimenti nel campo della ricerca e tecnologia, aveva lavorato per quindici anni in Rai, ricoprendo incarichi come quello di direttore generale di Rai World e di consigliere per gli Affari Internazionali dell'azienda.

Uomo di relazioni, nel 2015 lavorò a Palazzo Chigi come capo segreteria particolare del sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi, durante il governo Renzi, e fu contestualmente consulente del sindaco di Firenze Dario Nardella per i rapporti con le confessioni religiose. Fu costretto a lasciare entrambi gli incarichi quando il suo nome venne accostato allo scandalo Vatileaks per la diffusione di documenti riservati, vicenda poi archiviata. Dal 2016 fu consigliere giuridico dell'allora ministro dei Trasporti Graziano Delrio, con polemica mediatica sul mistero della laurea in giurisprudenza dichiarata ma, secondo alcune inchieste giornalistiche, mai conseguita. Sotto i governi Pd di Renzi e Gentiloni, fu anche consigliere dell'allora ministro del Lavoro Giuliano Poletti.

Lo schema ricostruito è questo: nel 2020, in piena emergenza, alla struttura commissariale di Arcuri servivano mascherine e respiratori. Tommasi, amico di Benotti, aveva i contatti con le aziende cinesi produttrici. Benotti conosceva il commissario Arcuri e si propose per importare i dispositivi. La conoscenza tra i due è un fatto confermato: a luglio del 2026, dopo sei anni, in Commissione di inchiesta sul Covid, Arcuri parlò per la prima volta del caso mascherine cinesi, confermando di conoscere Mario Benotti dal 2014. «Le ragioni per le quali lo conosco — ricordò l'ex commissario — hanno a che fare con la sua collocazione all'interno dello staff del ministro delle Infrastrutture Delrio, il cui capo di gabinetto era il dottor Bonaretti». Mauro Bonaretti, consigliere della Corte dei Conti e non indagato, durante la pandemia collaborava con Arcuri nella struttura commissariale.

Arcuri aggiunse che Invitalia, dove lavorava dal 2007, ha rapporti strutturali con tutti i ministeri e che Benotti gli chiese supporto e informazioni su un libro di politica industriale. «Viene poi promulgata una legge che prevedeva un ruolo di Invitalia nel salvataggio di Alitalia — concluse — e Benotti affermava di avere la possibilità di far convergere su questo dossier alcune compagnie di bandiera straniere. Era uno dei tanti che popolano gli interstizi del potere politico-economico italiano. Un po' ministeri e un po' Vaticano».