Il disegno di legge contro l'antisemitismo torna a dividere il Partito Democratico. In attesa del voto sugli emendamenti alla Camera, nel gruppo dem si contano almeno tre posizioni diverse: chi è favorevole al testo, chi spinge per l'astensione e chi invece si prepara a votare contro. La spaccatura era già emersa al Senato, dove sei senatori di area riformista hanno votato a favore della legge, rompendo la linea dell'astensione decisa dalla segreteria di Elly Schlein.
Al centro della discussione c'è la scelta di adottare come riferimento per la legge gli indicatori della definizione di antisemitismo proposta dall'Ihra, l'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto. Secondo i critici del provvedimento, quella definizione, basata su undici indicatori, rischia di equiparare all'antisemitismo le critiche rivolte al governo israeliano. Un timore che ha portato le opposizioni a parlare di una «legge bavaglio». Il co-portavoce di AVS Angelo Bonelli ha detto che il testo «rischia di trasformarsi in uno strumento per colpire chi contesta legittimamente le politiche del governo israeliano», aggiungendo che criticare Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich per quanto accaduto a Gaza e per l'occupazione della Cisgiordania non può essere classificato come antisemitismo.
Per provare a superare lo stallo, il Pd insieme a M5S e AVS ha presentato un emendamento che chiarisce come la libera critica alle azioni politiche del governo israeliano non possa essere considerata antisemitismo. Attorno a questa proposta di modifica ruota la partita interna al gruppo dem. Nel partito guidato da Schlein, tra i contrari al ddl figurano Laura Boldrini, Arturo Scotto, Nico Stumpo, Gianni Cuperlo, Sara Ferrari, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali e Rachele Scarpa. I favorevoli sono invece guidati da esponenti riformisti come Piero Fassino, Lia Quartapelle e Lorenzo Guerini. Il gruppo più numeroso, riconducibile all'area del correntone di Montepulciano, sembra orientato verso l'astensione, la linea che al Senato ha contenuto l'entità dello strappo.
Tra i riformisti favorevoli al testo c'è chi ricorda che la decisione definitiva spetta alla riunione del gruppo, ma fonti dem sottolineano che difficilmente alla Camera voteranno in modo diverso dal sì. C'è anche chi propone di capovolgere la questione e chiede se la linea dell'astensione riuscirà a tenere dentro il fronte del no. La scommessa è che la parte del partito fortemente contraria al disegno di legge tenterà in assemblea di spostare l'asse verso il voto negativo, con il rischio polemico di vedere il Pd esprimersi in tre modi diversi, come auspicato dai Cinque Stelle.
Il clima è di attesa vigile anche per gli sviluppi in commissione alla Camera. Il voto sugli emendamenti è slittato: la sottosegretaria Castiello ha fermato i lavori per «non meglio precisati impegni istituzionali», senza presentare i pareri del governo. Tra le opposizioni circola il sospetto che sulla scelta della maggioranza abbia pesato l'effetto Vannacci, ovvero il timore di pezzi del centrodestra di farsi scavalcare all'estrema destra dall'ex generale. Il deputato AVS Filiberto Zaratti ha commentato: «Il voto sul ddl antisemitismo è stato rinviato. Per noi va bene, quel testo non ci piace affatto, ma politicamente notiamo che Vannacci detta l'agenda della destra».
Nella maggioranza, invece, si nega qualsiasi tentennamento e fonti di governo ribadiscono l'auspicio di approvare il testo così come licenziato da Palazzo Madama. Il dibattito si sviluppa mentre in piazza, a pochi metri dall'Aula, compaiono bandiere di Hamas e Hezbollah nel presidio convocato da diverse sigle per dire no al ddl, un elemento che fonti parlamentari di centrosinistra definiscono con amarezza «un boomerang» per chi contesta il provvedimento.