Elly Schlein vuole allargare il tavolo del programma a tutte le forze del centrosinistra, centristi compresi, per evitare che il Pd resti schiacciato sull'asse tra Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra. È il primo paletto emerso dalla riunione della segreteria dem, durata più di quattro ore, che la segretaria illustrerà venerdì alla direzione del partito.
Secondo la ricostruzione, al tavolo programmatico dovrebbero sedere Pd, M5S, Avs, ma anche Italia Viva, Più Europa, Più Uno, Progetto Civico e Psi. La presenza delle forze di centro, si ragiona nel Nazareno, consente di riequilibrare le posizioni interne alla coalizione, soprattutto sulla politica estera. Il nodo è il sostegno militare all'Ucraina: con tre azionisti due su tre sarebbero contrari all'invio di armi a Kiev, mentre con otto soggetti sei sarebbero favorevoli a continuare a sostenere anche militarmente la resistenza ucraina. Il peso elettorale dei centristi non è paragonabile a quello del blocco M5S-Avs, ma cambierebbe il quadro almeno al tavolo della trattativa.
Il secondo paletto riguarda le primarie. Se si faranno, e al momento non si vede un'altra opzione, Schlein si dice pronta a vincerle. Nessun passo indietro, quindi, e basta con la paura di perdere o con il moltiplicarsi di piani alternativi. Approvata la legge elettorale, per la segretaria si deve correre. Nella riunione si è concordato di partire dal programma comune, ma non è piaciuta a Schlein la battuta con cui Giuseppe Conte ha lasciato intendere che il ritardo sia colpa del Pd. «Noi siamo pronti da aprile», gli ha risposto Igor Taruffi.
Il problema non è solo il programma. Vanno definite le regole delle primarie: se farle a un turno o a due e, soprattutto, se consentire la presenza di più candidati del Pd. Taruffi è stato chiaro sulle intenzioni dei vertici dem: non concedere deroghe per altri candidati democratici. «Il Pd ha uno Statuto che indica chiaramente chi è il candidato a Palazzo Chigi, cioè la segretaria del nostro partito, e in caso di primarie la segretaria del partito», ha detto. «Da questo punto di vista non vedo particolari elementi di discussione. La segretaria ha la grandissima maggioranza all'interno del partito».
Un orientamento ribadito durante la riunione della segreteria, ma che secondo alcuni osservatori apparirebbe come una regressione rispetto all'apertura fatta nel 2012 da Pier Luigi Bersani. Allora il segretario dem a fine mandato promosse primarie di coalizione a doppio turno, consentendo oltre alla propria due candidature del Pd, quelle di Matteo Renzi e Laura Puppato, che si aggiungevano a Nichi Vendola e Bruno Tabacci. Bersani promosse anche una modifica dello statuto che consente tuttora all'assemblea nazionale di dare il via libera a candidature diverse da quella del segretario.
Resta poi il nodo di chi debba far parte della coalizione. Conte ha commentato con una battuta le parole di Renzi su di lui, dicendosi gratificato dal fatto di non essere il suo modello politico. Renzi gli ha replicato a Porta a Porta: «Se Conte, Schlein, Fratoianni, Bonelli e tutto il centrosinistra, noi compresi, perdiamo anche stavolta e mandiamo Meloni prima a Chigi e poi al Quirinale, penso che il popolo del centrosinistra ci rincorra con i forconi». Per il leader di Italia Viva «c'è un obbligo politico che è quello di stare insieme», sui contenuti: stipendi, sanità, scuola.
Intanto il calendario stringe. La direzione dem di oggi è il prologo dell'assemblea del 18 ottobre, chiamata a prorogare il mandato di Schlein fino alle politiche. Lo stesso giorno Avs presenterà le proposte sul programma elaborate dal maggio scorso con la piattaforma «Decidiamo». Dal 23 al 25 ottobre è in programma l'assise del correntone dem a Montepulciano. Su tutto pesa il varo della legge elettorale, la cui votazione finale è prevista per giovedì 8 ottobre: sarà quello il momento in cui ci si attende un'accelerazione sul tavolo del programma del centrosinistra, un tavolo che Schlein e il suo stato maggiore vogliono allargato a tutti, centristi compresi. Il nodo da sciogliere è quello della cosiddetta gamba centrista, tema decisivo per la vittoria alle politiche ma sul quale pesano diffidenze, quando non ostilità aperte, tra i leader. Da venerdì a domenica si tiene inoltre la quattordicesima edizione della Leopolda a Firenze, aperta e chiusa da due esponenti del Pd, Vincenzo De Luca e Stefano Bonaccini.