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La Russia al voto senza scelta: le prime elezioni in tempo di guerra

Dal 18 al 20 settembre i russi rinnovano la Duma di Stato. Nessuna vera opposizione, candidati invisibili e il Cremlino che controlla la scena: in palio 450 seggi, con Russia Unita data al 37%.

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La Russia si prepara a rinnovare la camera bassa del Parlamento con un voto che si preannuncia privo di autentica competizione democratica. Dal 18 al 20 settembre i cittadini russi saranno chiamati alle urne per eleggere i 450 deputati della Duma di Stato, per un mandato di cinque anni. Si tratta delle prime elezioni parlamentari dall'avvio della guerra su vasta scala in Ucraina, nel febbraio 2022, e l'assenza di sorprese non è casuale: secondo quanto emerge dal quadro politico, il Cremlino ha costruito un sistema per evitare qualsiasi imprevisto.

I candidati non sono impegnati in una vera campagna elettorale, i principali partiti non fanno dichiarazioni di rilievo e le voci critiche verso le autorità sono state silenziate. L'unico politico visibile resta il presidente Vladimir Putin, al punto che alcuni giornalisti indipendenti russi hanno paragonato queste parlamentari a elezioni presidenziali. Metà dei seggi sarà assegnata su base proporzionale con liste di partito, l'altra metà tramite collegi uninominali.

La ripartizione dei seggi avverrà tra i cinque partiti già presenti in Parlamento. Russia Unita, la formazione putiniana di governo, è data nettamente in vantaggio: un sondaggio dell'istituto demoscopico statale Vtsiom di fine agosto le attribuisce il 37% dei consensi, seguita dal Partito comunista russo con l'11,6%. Gli altri partiti in corsa sono Nuova Gente, creato nel 2020 come declinazione giovanile del putinismo; Russia Giusta - Per la Verità, di origine socialdemocratica e poi orientata su una retorica centrata sui territori minori; il Partito comunista, guidato da Ghennadi Zyuganov; e il Partito liberal democratico, erede dell'ultranazionalista Vladimir Zhirinovskij.

Al di là di Russia Unita, le altre formazioni costituiscono la cosiddetta «opposizione sistemica»: esprimono critiche marginali all'indirizzo del governo, di cui appoggiano ogni iniziativa legislativa, non mettono mai in discussione la leadership di Putin e non hanno mai criticato la guerra contro l'Ucraina. L'unica sigla legalmente registrata con un'agenda esplicitamente pacifista, Yabloko, è stata esclusa dal voto con liste di partito dalla Corte Suprema. Alcuni suoi candidati restano in corsa nei collegi uninominali, ma sembra improbabile che riescano a conquistare seggi. Numerosi altri politici dell'opposizione sono stati esclusi dopo essere stati designati come «agenti stranieri», uno degli strumenti usati dal Cremlino per soffocare il dissenso.

Il Cremlino guarda con attenzione a due dati in particolare: l'affluenza alle urne, importante per rendere legittimo il voto, e il margine di vittoria di Russia Unita. Attualmente il partito putiniano controlla 310 seggi alla Duma e ha bisogno di conquitarne almeno 300 per mantenere la super maggioranza e la capacità di approvare modifiche costituzionali senza il sostegno di altre forze.

Sul fronte della trasparenza, Golos, l'unico organismo indipendente di controllo elettorale a livello nazionale, che aveva criticato aspramente lo svolgimento delle elezioni passate, ha cessato le sue attività nel 2025 dopo anni di pressioni da parte delle autorità. Mosca non ha invitato osservatori internazionali dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa. Secondo l'Osce, questa scelta riflette un modello di disprezzo del governo russo per la trasparenza, la responsabilità democratica e lo Stato di diritto. Le autorità russe hanno respinto le critiche, affermando che le votazioni si svolgono in conformità alla legge e denunciando che i nemici occidentali cercano di minare e ostacolare il voto.

Le elezioni si tengono anche nella penisola di Crimea, annessa dalla Russia nel 2014, e nelle zone controllate da Mosca in Ucraina: Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson. La consultazione si svolge in un momento di grande tensione internazionale e interna per la Russia, con la campagna ucraina contro le raffinerie che ha causato serie conseguenze economiche al Paese, l'escalation di droni sul territorio russo che ha portato per la prima volta e in modo regolare la guerra dentro i confini della Federazione e un generale calo di consensi per il presidente. In campagna elettorale Putin si è concentrato nel rassicurare la popolazione su questioni chiave: ha escluso più volte la possibilità di un'altra imminente ondata di mobilitazione e ha negato che il governo confischerà i depositi bancari dei cittadini comuni, un'altra grande preoccupazione per i russi.