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Hannoun, Procura di Genova chiude indagini su presunti finanziamenti a Hamas

La Procura di Genova ha concluso le indagini su Mohammad Hannoun e altri cinque indagati per presunti finanziamenti a Hamas. Secondo l'accusa, in circa venticinque anni sarebbero stati raccolti 18 milioni di euro. Hannoun era stato arrestato il 27 dicembre 2025. La difesa contesta le accuse.

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La Procura di Genova ha concluso le indagini nei confronti di Mohammad Hannoun e di altre cinque persone nell'ambito dell'inchiesta sui presunti finanziamenti ad Hamas. L'atto di chiusura delle indagini, depositato nei mesi scorsi, segna un passaggio decisivo del procedimento, che ora si avvia verso la fase processuale. Hannoun era stato arrestato il 27 dicembre 2025 e, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe avuto un ruolo centrale in una rete attraverso la quale sarebbero state raccolte e trasferite risorse destinate all'organizzazione islamista.

L'ipotesi accusatoria è particolarmente pesante. Secondo la Procura, nell'arco di circa venticinque anni sarebbero stati raccolti 18 milioni di euro, somma che, sempre secondo l'accusa, sarebbe stata destinata a Hamas, organizzazione qualificata come terroristica dagli Stati Uniti e dall'Unione europea. Si tratta però di una cifra contestata nell'ambito dell'inchiesta e non di un importo accertato con sentenza definitiva. La responsabilità penale potrà essere stabilita solo al termine del procedimento giudiziario, nel pieno rispetto delle garanzie processuali.

Il nodo centrale della vicenda riguarda la destinazione del denaro. Una raccolta fondi destinata a medicine, generi alimentari o assistenza alle persone colpite dalla guerra appartiene al campo della solidarietà. Una raccolta fondi indirizzata consapevolmente a sostenere un'organizzazione terroristica appartiene a una dimensione completamente diversa. È per questo che la domanda fondamentale dell'inchiesta non riguarda soltanto l'ammontare delle somme, ma soprattutto chi le abbia ricevute, attraverso quali canali, per quale finalità e con quale consapevolezza da parte di chi le ha raccolte o trasferite.

La vicenda italiana non nasce dal nulla. Il 7 ottobre 2024 il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva inserito Hannoun nelle proprie sanzioni, sostenendo che avesse fornito sostegno finanziario e materiale a Hamas attraverso l'Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese. Secondo Washington, l'associazione avrebbe raccolto fondi poi messi a disposizione dell'ala militare di Hamas, con almeno 4 milioni di dollari trasferiti nell'arco di dieci anni. Nel giugno 2025 gli Stati Uniti avevano adottato ulteriori sanzioni nei confronti di soggetti e associazioni che, secondo il Tesoro, avrebbero utilizzato strutture apparentemente umanitarie per sostenere finanziariamente Hamas. Tra queste figurava anche La Cupola d'Oro, associazione italiana collegata a Hannoun secondo le autorità americane.

Anche l'Unione europea considera Hamas nel quadro delle proprie misure antiterrorismo. Il Consiglio dell'UE decise nel settembre 2003 di inserire Hamas nella lista prevista dalla normativa antiterrorismo europea. Questo significa che un eventuale finanziamento consapevole di Hamas non potrebbe essere considerato una semplice forma di sostegno politico o una donazione a una generica causa internazionale, ma una questione di finanziamento di un'organizzazione qualificata come terroristica dalle autorità statunitensi ed europee.

La difesa di Hannoun ha sempre respinto le accuse, sostenendo che l'attività dell'associazione fosse esclusivamente di carattere umanitario e solidaristico. La magistratura italiana dovrà ora accertare, nel contraddittorio tra le parti, se il circuito di raccolta fondi apparentemente destinato all'assistenza umanitaria, anche attraverso iniziative e proteste di area pro-Palestina, sia stato utilizzato consapevolmente per trasferire risorse a un'organizzazione terroristica. La popolazione civile di Gaza e dei territori palestinesi ha diritto all'assistenza umanitaria, così come andrebbe sostenuta e tutelata la popolazione israeliana. Il punto è stabilire se, dietro la solidarietà dichiarata, si sia nascosto un sostegno consapevole al terrorismo.

La chiusura delle indagini apre ora la fase in cui la Procura potrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio o, in alternativa, disporre l'archiviazione per alcuni degli indagati. Il procedimento si svolgerà davanti al giudice per le indagini preliminari, che dovrà valutare la solidità delle accuse. La vicenda ha rilevanza non solo giudiziaria ma anche politica e sociale, perché tocca il confine tra legittima solidarietà verso una popolazione in guerra e il sostegno a un'organizzazione armata. Un confine che, secondo la Procura, sarebbe stato oltrepassato.