Il campo largo si mostra diviso sul tema del cosiddetto «woke», e la tensione interna al centrosinistra emerge in tutta la sua evidenza. Dopo l'intervento di Giuseppe Conte su Repubblica, che ha messo in discussione alcune estremizzazioni del movimento, la deputata Pd Laura Boldrini è intervenuta per difendere le battaglie per i diritti civili, ma ha ricevuto una replica durissima da Fratelli d'Italia, che paragona l'atteggiamento della sinistra a quello tenuto in passato sul comunismo.
«Al netto di qualche eccesso, sono state fatte necessarie battaglie di civiltà, contro le discriminazioni e il razzismo. In Italia, l'approccio è stato diverso da quello Usa con slogan non così radicali», ha dichiarato Boldrini al Corriere della Sera. L'ex presidente della Camera, considerata tra i volti più rappresentativi del «wokismo» italiano, ha sottolineato che «tutte le forze progressiste devono mettere insieme diritti sociali e civili», perché «le due cose non vanno in conflitto: vogliamo il salario minimo legale, un argine al lavoro povero, un freno al caro energia, siamo per maggiori investimenti nella sanità pubblica e per la transizione ecologica». Ha aggiunto che questo «non significa abbandonare la battaglia contro la violenza sulle donne, le discriminazioni delle persone Lgbtq+ o le deportazioni dei migranti».
Le parole di Boldrini arrivano dopo che Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, aveva espresso critiche verso alcune derive del movimento woke, gettando nello scompiglio l'alleanza progressista. La segretaria del Pd Elly Schlein aveva assicurato su Milano Finanza che «stavolta non ci divideremo», ma la realtà sembra smentire questa previsione. Sul fronte delle critiche si è schierato anche Rocco Casalino, ex portavoce di Conte, che pur riconoscendo al movimento di aver «portato attenzione su discriminazioni e diritti Lgbtqia+», ha ammesso che «alcune estremizzazioni hanno finito per danneggiare la comunità».
Casalino ha poi toccato un tema delicato, legato all'immigrazione e alla sicurezza. «Immigrazione ed estremismo islamico sono tra le principali preoccupazioni degli italiani e anche di molti omosessuali, che temono per la comunità Lgbtqia+ in Europa», ha detto, aggiungendo che «mi dispiace che il centrosinistra non parli a chi, nelle periferie e nelle fasce più deboli, vive le difficoltà di un'integrazione tra culture diverse, anche sulla sicurezza». Ha concluso con una riflessione: «Penso a chi arriva da Paesi dove l'omosessualità o l'adulterio possono essere puniti con la morte. Mentalità così radicate non cambiano attraversando una frontiera. L'integrazione richiede tempo e investimenti culturali».
La replica più dura arriva però da Fratelli d'Italia. Il presidente dei senatori del partito, Lucio Malan, ha attaccato via social: «Ora la sinistra tenta di sganciarsi dal woke: dopo averlo sostenuto, dopo aver approvato leggi per imporlo, dopo aver rovinato vite, dopo aver detto che non esiste, ora lo rinnega». Per Malan si tratta della «stessa procedura seguita per il comunismo, per l'odio verso le imprese private, per la proprietà privata, poi per il pericolo di raffreddamento globale causato dall'uomo». E ha concluso con una previsione: «Tra qualche anno rinnegheranno anche il catastrofismo climatico e forse persino il gender. Come sempre, dopo aver fatto danni immensi».
La polemica riaccende il dibattito interno al centrosinistra a pochi mesi da scadenze politiche importanti, mostrando come le divisioni sulle cosiddette battaglie identitarie rischino di pesare sulle strategie elettorali. Il tentativo di ricomporre il fronte progressista attorno a un'agenda comune, basata su salario minimo, sanità pubblica e transizione ecologica, si scontra con le differenti sensibilità sui temi etici e culturali, che continuano a rappresentare un terreno di scontro sia con la maggioranza di governo sia all'interno dello stesso schieramento.