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Kengo Kuma racconta il rapporto tra musica e spazio architettonico

L'architetto giapponese Kengo Kuma svela la sua playlist creativa: da Ryuichi Sakamoto a Brian Eno, la musica è per lui una fonte di ispirazione per progettare atmosfere e non solo edifici.

Per l'architetto giapponese Kengo Kuma la musica non è un semplice sottofondo, ma una vera e propria guida per pensare lo spazio. In una conversazione con designboom, Kuma ha condiviso i brani che lo accompagnano durante il lavoro, rivelando come il suono influenzi profondamente il suo approccio progettuale. Al centro della sua riflessione c'è il compositore Ryuichi Sakamoto, amico personale oltre che fonte di ispirazione costante.

«Ha creato una nuova immagine di ciò che un artista asiatico poteva essere, superando i confini tra Oriente e Occidente, tradizione e modernità», racconta Kuma riferendosi a Sakamoto. Il brano scelto come colonna sonora della sua pratica creativa è «andata», tratto dall'album «async». Ma Sakamoto ricorre più volte nelle sue risposte: «Bibo no Aozora» è la melodia che gli resta in testa per la sua delicatezza e potenza, mentre «20220302 – sarabande» è il pezzo che vorrebbe far ascoltare a chi visita le sue opere con le cuffie, per la semplicità e la fragilità che spera di trasmettere anche attraverso l'architettura.

La playlist di Kuma spazia tra jazz, musica ambient, composizioni classiche e suoni sperimentali. Per iniziare un nuovo progetto, l'architetto sceglie «Yèkèrmo Sèw» di Mulatu Astatke, affascinato dal ritmo unico e dall'incontro tra tradizioni musicali diverse, che lo spinge a pensare oltre le forme consolidate. Quando è bloccato e cerca una svolta, invece, si affida a Cecil Taylor e al brano «Steps»: «La sua musica mi ricorda che a volte dobbiamo distruggere le regole esistenti per scoprire qualcosa di nuovo», spiega.

Non mancano i riferimenti alla memoria e ai luoghi. «Hikōki-gumo» di Yumi Arai riporta Kuma ai paesaggi e all'atmosfera del Giappone dei suoi anni giovanili, perché «la musica ha il potere di far riaffiorare ricordi di luoghi che non esistono più». Il brano «Bra Joe from Kilimanjaro» di Abdullah Ibrahim evoca invece i viaggi in Africa, durante i quali rimase colpito dai paesaggi, dalle persone e dal legame profondo tra vita quotidiana e natura.

Tra i pezzi più significativi c'è «1/1» di Brian Eno, tratto da «Ambient 1: Music for Airports». «Brian Eno mi ha insegnato che la musica può creare un ambiente, invece di esistere semplicemente al suo interno», afferma Kuma, sottolineando come questa idea abbia influenzato il suo modo di concepire lo spazio. «Voglio ottenere qualcosa di simile attraverso l'architettura, creando un'atmosfera e non solo un oggetto fisico».

La riflessione si estende anche alla struttura compositiva. La Sinfonia n. 7 di Beethoven, nel secondo movimento Allegretto, lo affascina per come elementi semplici e ripetitivi formino gradualmente una struttura potente, un principio vicino al suo approccio progettuale, dove piccoli pezzi si uniscono per creare un insieme più grande. Lo stesso vale per «Chameleon» di Herbie Hancock, scelto come traccia delle due di notte in studio: il ritmo ripetitivo crea un'energia incredibile e un semplice schema può evolvere in qualcosa di complesso e imprevedibile.

Infine, Kuma cita la copertina di «Merry Christmas, Mr. Lawrence», colonna sonora dell'omonimo film, come esempio di come un'immagine possa racchiudere un intero mondo di emozioni e ricordi. La sua selezione musicale non è dunque un elenco casuale, ma una mappa del suo pensiero creativo, in cui il suono diventa strumento per immaginare spazi capaci di accogliere e trasformare chi li abita.

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