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Schlein accelera sul programma comune, ma il campo largo resta diviso su Ucraina e Quirinale

Elly Schlein chiude la Festa dell'Unità a Reggio Emilia e chiede di accelerare su un programma comune del campo largo. Ma le divisioni su Ucraina, jobs act e Quirinale mostrano che l'intesa è ancora lontana.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Elly Schlein ha chiuso la Festa nazionale dell'Unità a Reggio Emilia con un appello ad accelerare su un programma comune del campo largo. «È il momento di accelerare su un programma comune del campo largo», ha detto la segretaria del Pd. Ma la distanza tra i partiti che dovrebbero comporre l'alleanza resta evidente, a partire dal sostegno all'Ucraina.

Poco prima, Giuseppe Conte aveva dichiarato: «Non firmerò un programma che preveda di continuare ad inviare armi a Kiev». La risposta dei riformisti del Pd Sensi, Quartapelle e Guerini è stata immediata e unanime: «Il sostegno all'Ucraina continuerà, questo è certo». Una posizione che conferma la frattura su un tema centrale di politica estera, su cui il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico non sembrano poter convergere.

Non si tratta dell'unico nodo. Matteo Renzi, che da presidente del Consiglio abolì il jobs act e ridusse le tasse su casa e imprese, difficilmente potrebbe sottoscrivere un programma con Nicola Fratoianni, esponente di Sinistra Italiana. Le distanze su politiche economiche e del lavoro restano profonde e rendono complicato immaginare un documento condiviso che vada oltre le dichiarazioni di facciata.

Secondo il costituzionalista Nicola Zanon, l'unico vero collante del campo largo sarebbe la volontà di non perdere la roccaforte del Quirinale, il cui nuovo inquilino sarà indicato nel 2029 da chi vincerà le elezioni politiche del prossimo anno. Un obiettivo legittimo, ma che secondo questa lettura avrebbe poco a che fare con i problemi concreti degli italiani: dal sostegno all'Ucraina al prezzo della benzina, dalle liste di attesa nella sanità alla pressione fiscale e alle basse retribuzioni.

Il cosiddetto «patto per il Quirinale» sarebbe dunque un patto di puro potere, indicibile ma rivelatore della vera anima della sinistra. Le divisioni emerse a Reggio Emilia mostrano che, al di là degli appelli all'unità, il campo largo fatica a costruire una proposta politica condivisa su temi cruciali come la politica estera, il fisco e il mercato del lavoro.

La leader dem ha scelto di insistere sulla necessità di un programma comune, ma le reazioni immediate delle diverse anime della coalizione suggeriscono che il percorso verso un'intesa resta accidentato. Mentre il centrodestra governa, l'opposizione cerca una sintesi che al momento appare lontana, con il rischio di deludere le aspettative di chi chiede risposte concrete sui problemi quotidiani.

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