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Reggio Children, il sindaco nega l'antisemitismo ma spunta un audio sulle richieste ai docenti ebrei

Il sindaco di Reggio Emilia Marco Massari respinge le accuse di antisemitismo dopo la rinuncia di 70 docenti ebrei americani. Un audio diffuso dal Tg alimenta le polemiche sulle dichiarazioni di dissociazione richieste agli insegnanti israeliani.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, è intervenuto per respingere le accuse di antisemitismo che hanno travolto Reggio Children, la società a capitale misto pubblico-privato attiva nel settore dell'educazione della prima infanzia. La vicenda è esplosa dopo che settanta docenti statunitensi di fede ebraica hanno rinunciato a partecipare a un programma di formazione in città, sostenendo di essere stati invitati a sottoscrivere una dichiarazione di dissociazione dalle azioni del governo israeliano.

«Se ci sono state incomprensioni le chiariremo, ma Reggio Emilia non esclude nessuno e non è antisemita», ha dichiarato il primo cittadino di centrosinistra, spiegando la posizione dell'amministrazione comunale e della stessa fondazione. Massari ha poi incontrato ventidue maestre arrivate da Israele, in quella che appare come una risposta sul piano delle relazioni internazionali alla protesta della delegazione americana.

Secondo quanto ricostruito, all'origine della richiesta ci sarebbe la Carta dei valori di Reggio Children, aggiornata il giorno prima del settimo anniversario dell'attacco di Hamas del 2023. Nel documento, redatto anche in seguito a una lettera firmata da duecento cittadini schierati contro la guerra a Gaza, sarebbe stata inserita la parola «genocidio». Un elemento che, secondo i docenti coinvolti, avrebbe condizionato la loro partecipazione al programma.

La polemica si è ulteriormente accesa dopo la diffusione di un audio da parte del Tg regionale. Nel file audio, la presidente di Reggio Children, Maddalena Tedeschi, parlando ai genitori, avrebbe fatto riferimento a richieste supplementari rivolte alle insegnanti ebree: «Dobbiamo recuperare dichiarazioni di lontananza da guerra, genocidio ecc, sennò se non firmano non vengono». Una frase che, se confermata, getterebbe nuova luce sulle modalità con cui sarebbero state gestite le adesioni al programma.

Sulla vicenda è intervenuto con durezza il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, che ha chiesto piena chiarezza. «Quanto emerso sulla vicenda di Reggio Children desta forte preoccupazione e impone di fare piena luce su quanto accaduto», ha affermato. «Se educatori ebrei americani sono stati coinvolti in una polemica politica in ragione della loro identità, saremmo di fronte a una contraddizione gravissima rispetto ai principi di inclusione, dialogo e pluralismo che ogni istituzione dovrebbe garantire».

Bignami ha poi sollecitato l'amministrazione comunale a chiarire ogni aspetto della vicenda, assicurando «la massima trasparenza sulle decisioni assunte e sulle eventuali pressioni che hanno portato alla rinuncia della delegazione». Il parlamentare ha aggiunto che «l'antisemitismo non può trovare spazio, né essere minimizzato o giustificato attraverso contrapposizioni ideologiche», auspicando «una condanna netta e senza ambiguità da parte di tutte le forze politiche». «La lotta all'antisemitismo non può essere selettiva: il rispetto degli ebrei e la condanna di ogni forma di discriminazione devono essere valori condivisi, al di là delle appartenenze politiche. Reggio Emilia merita verità e chiarezza su una vicenda che rischia di danneggiare la credibilità internazionale della città», ha concluso.

La vicenda coinvolge una delle eccellenze educative italiane più note a livello internazionale. Il metodo Reggio Emilia, sviluppato nel secondo dopoguerra e basato sull'ascolto e sulla partecipazione dei bambini, è da decenni oggetto di studio e di visite da parte di educatori di tutto il mondo. La rinuncia dei docenti americani rappresenta quindi un colpo alla dimensione globale di questo modello, che ha fatto del dialogo interculturale uno dei suoi tratti distintivi.

Il caso solleva ora interrogativi sui criteri con cui la fondazione seleziona e accoglie i partecipanti ai propri programmi. La richiesta di una dichiarazione di dissociazione da parte di insegnanti israeliani o di fede ebraica, se confermata, aprirebbe un problema di compatibilità con i principi di inclusione che la stessa Carta dei valori intende promuovere. L'amministrazione comunale è chiamata a fornire chiarimenti sulle procedure adottate e sulle eventuali pressioni che hanno portato alla rinuncia della delegazione statunitense, mentre resta da verificare l'autenticità e il contesto completo dell'audio diffuso dal Tg.