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Il portavoce delle Consulte studentesche contro le occupazioni: «Piazza anti-democratica»

Alessandro Di Micco, portavoce nazionale dell'Ufficio di Coordinamento delle Consulte Studentesche, prende le distanze dalle proteste che hanno portato a occupazioni e scontri: «Gli studenti violenti sono una minoranza». Sabato 24 ottobre la mobilitazione di Azione Universitaria e Azione Studentesca.

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Le proteste studentesche che nelle ultime settimane hanno attraversato le piazze italiane, da Milano a Napoli, non rappresentano tutti gli studenti. È la posizione espressa da Alessandro Di Micco, portavoce nazionale dell'Ufficio di Coordinamento Nazionale delle Consulte Studentesche, che in un video pubblicato su Instagram ha preso le distanze dalle occupazioni e dagli episodi di violenza che hanno accompagnato le manifestazioni.

«Gli studenti violenti rappresentano una minoranza», ha dichiarato Di Micco, rivendicando un dialogo costante con il ministro dell'Istruzione e parlando di «risultati senza precedenti». Il riferimento è alle proteste organizzate in concomitanza con il cosiddetto «No Meloni day», iniziativa che secondo il portavoce ha poco a che vedere con le condizioni degli edifici scolastici e molto con la contestazione politica del governo.

Di Micco ha citato un episodio specifico avvenuto a Roma, dove un corteo ha stazionato davanti al ministero dell'Istruzione lanciando bombe carta, fumogeni e altri oggetti contundenti, con un bilancio di 18 tra poliziotti e carabinieri feriti. Durante la manifestazione sono stati scanditi insulti e minacce contro il ministro e altri esponenti politici e istituzionali. «Senza entrare nel merito dei motivi che hanno sollevato queste proteste», ha commentato, «è giusto contestare il metodo con cui si sono svolte».

Secondo il portavoce delle Consulte, provare a far valere le proprie idee devastando intere scuole, minacciando esponenti di governo e intimidendo chi ha deciso di non aderire alla protesta «non è mai la strada giusta da intraprendere». Le piazze, ha aggiunto, «non sono fatte per essere deturpate, ma per essere un crocevia di idee da trasmettere ai rappresentanti degli studenti che, adempiendo ai loro doveri, saranno i primi a portare le istanze presentate nei tavoli in maniera collegiale e costruttiva».

La presa di posizione arriva mentre il mondo della scuola si divide sulla natura delle proteste. Da un lato i collettivi che hanno occupato aule e organizzato cortei in diverse città, dall'altro una parte degli studenti che chiede di poter seguire le lezioni regolarmente. La Consulta, forte del consenso ottenuto alle elezioni studentesche, fa sapere che «la nostra voce non può essere silenziata» perché rappresenta «quegli studenti liberi che non accettano di essere fatti passare come i violenti che imbrattano, distruggono e arrecano danni a tutta la comunità scolastica».

Sul fronte politico, la segretaria del Pd Elly Schlein ha sostenuto che «i giovani protestano perché non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi», chiedendo al governo risposte concrete. Una lettura che non coincide con le rivendicazioni emerse nelle piazze, dove a Bologna gli slogan recitavano «A scuola nessuno è straniero» e a Genova sono state lanciate uova contro le immagini della premier e del ministro dell'Istruzione.

Per sabato 24 ottobre Azione Universitaria e Azione Studentesca hanno indetto una mobilitazione nazionale dal titolo «Sblocchiamo tutto», con appuntamento a Roma alle 10.30. «Noi siamo dall'altro lato della barricata, quello del costruire», hanno spiegato Nicola D'Ambrosio, presidente nazionale di Au, e Riccardo Ponzio, presidente nazionale di As. «A chi dice blocchiamo tutto, rispondiamo con Sblocchiamo tutto».

Le proposte annunciate riguardano il contrasto al caro libri, l'orientamento in entrata e in uscita, meno burocrazia negli atenei e più controlli sull'Isee falso nell'accesso alle borse di studio, oltre a maggiori tutele per i tirocinanti. «A chi vuole contrapposizione permanente, sterile e strumentale urleremo a gran voce la nostra visione», hanno aggiunto i due presidenti, annunciando che mostreranno «che c'è una gioventù che non vede l'ora di mandarli a casa».