Un reportage pubblicato dalla Süddeutsche Zeitung accusa i gelatieri italiani attivi in Germania di sfruttare il personale, descrivendo un ambiente tossico, ottanta ore di lavoro a settimana, un solo giorno di riposo e stipendi da 1.800 euro. L'articolo, che non fa nomi né di presunte vittime né di presunti responsabili, indica però che i gelatieri coinvolti proverrebbero dalla provincia di Belluno, in particolare da Val di Zoldo e Longarone. Una circostanza che ha spinto il sindaco di Val di Zoldo, Camillo De Pellegrin, a parlare di un attacco diretto alla propria comunità.
«L'attacco è fatto proprio a noi», ha dichiarato De Pellegrin, la cui famiglia gestisce una gelateria in Baviera dal 1959. Il primo cittadino ha collegato la vicenda alla recente stretta del governo italiano sul riconoscimento della cittadinanza per discendenza agli oriundi, una battaglia che lo ha visto protagonista e per la quale ha ricevuto minacce di morte. «Fatalità citano proprio il nostro comune, da dove è partita la prima grande sommossa contro il mercato delle cittadinanze date a chiunque. Non è che questa sia una ritorsione contro la recente stretta normativa?», si è chiesto De Pellegrin.
Secondo il settimanale Die Zeit, in Germania tre gelatieri italiani su quattro proverrebbero dalla provincia di Belluno e l'85% delle gelaterie artigianali sarebbe gestito da italiani. Tuttavia, come ha precisato Augusto De Pellegrin, presidente di Uniteis, l'associazione dei gelatieri artigiani italiani, «molte gelaterie non sono più gestite da noi, sono state rilevate da oriundi brasiliani o argentini, o da albanesi». Negli anni Ottanta e Novanta, i discendenti degli emigrati italiani in Sudamerica hanno iniziato a tornare in Italia per chiedere la cittadinanza, per poi trasferirsi in Germania e aprire attività commerciali, tra cui gelaterie.
«Non si può dire che le gelaterie italiane schiavizzano il personale, perché negli ultimi dieci anni molte gelaterie sono state acquistate o rilevate da oriundi brasiliani o argentini», ha aggiunto il sindaco. «Non si capisce come due o tre persone possano arrivare a diffamare una intera categoria di gelatieri. Questo è proprio un attacco a noi italiani che abbiamo bloccato quel mercato dei passaporti».
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che ha parlato di «accusa grave che, se riferita a singoli casi, va verificata fino in fondo». «Trasformarla in un giudizio su un'intera categoria è profondamente ingiusto», ha aggiunto, sottolineando che si tratta di «famiglie venete che hanno costruito in Germania una storia di lavoro, sacrificio e integrazione». Secondo Zaia, i gelatieri italiani danno lavoro a circa 22mila persone e «hanno contribuito in modo importante anche all'economia tedesca». «Chi sbaglia deve risponderne. Ma non si possono infangare migliaia di persone perbene», ha concluso.