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Consiglio comunale di Pontedera, il capogruppo Pd Della Bella attacca la Meloni: «È una ciociara»

Durante un acceso confronto in aula, il capogruppo del Pd di Pontedera, Floriano Della Bella, ha usato il termine «ciociara» in modo dispregiativo riferendosi alla premier Giorgia Meloni. La premier rivendica con orgoglio le sue origini, mentre il Pd locale parla di un «lapsus» tra «ciociara» e «caciara» e non arrivano scuse ufficiali né dimissioni.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Un duro scontro politico si è consumato nel Consiglio comunale di Pontedera, in provincia di Pisa, dove il capogruppo del Partito Democratico, Floriano Della Bella, ha usato il termine «ciociara» in modo dispregiativo nei confronti della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L'episodio, avvenuto durante un acceso confronto in aula, è rapidamente rimbalzato sul web e ha provocato la reazione delle istituzioni e della stessa premier.

Secondo quanto ricostruito, Della Bella, nel tentativo di zittire l'opposizione, ha perso il controllo e ha attaccato la Meloni con queste parole: «Questa si permette di prenderci in giro e cantare Bollo Ciao? È una vergogna, qui manca il rispetto. Siamo davanti veramente a una ciociara, nella maniera più dispregiativa». L'uscita ha suscitato immediatamente lo sdegno di parlamentari ciociari di Fratelli d'Italia, tra cui il vicecapogruppo alla Camera Massimo Ruspandini, e ha innescato una catena di reazioni politiche.

La premier Giorgia Meloni ha replicato sui social con durezza, rivendicando le proprie origini: «Per questi signori essere “ciociari” è una vergogna... Mi spiace per loro, ma io sono orgogliosa di essere definita ciociara. Si riempiono la bocca di popolo, poi insultano mezzo milione di italiani definendoli cittadini di serie B». Alla solidarietà espressa dalla Meloni si è aggiunta quella del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che ha chiesto pubblicamente al Pd di prendere le distanze e di scusarsi: «Solidarietà alla premier, la Ciociaria merita rispetto: mi aspetto che il Pd prenda le distanze e chieda scusa».

Nonostante le polemiche e le rimostranze arrivate anche dal Pd di Frosinone, i dirigenti pisani hanno scelto di non presentare scuse ufficiali. Con una nota congiunta firmata dal segretario Francesco Papiani e dallo stesso Della Bella, il partito locale ha parlato di un «evidente infortunio linguistico», sostenendo che il termine «ciociara» sarebbe stato confuso con «caciara» per via dell'assonanza, «senza alcun intento offensivo verso la Ciociaria o i suoi abitanti». Nella nota si legge anche che «trasformare un lapsus in uno scandalo e distogliere l'attenzione dalle questioni di sostanza non rende un buon servizio alla politica».

La vicenda ha acceso un dibattito più ampio sul significato storico dello stereotipo legato al termine «ciociaro». L'appellativo nasce dalla «ciocia», la calzatura di cuoio legata con strisce di pelle usata da pastori e contadini del Lazio meridionale. Nell'Ottocento, quando migliaia di abitanti del Basso Lazio migravano verso Roma per lavorare come braccianti o balie, nei salotti della capitale il termine divenne un epiteto denigratorio per indicare il «campagnolo» rozzo. Da qui la lettura critica dell'episodio, che viene interpretato come una manifestazione di disprezzo verso le radici popolari e rurali dell'Italia profonda.

La Ciociaria, inoltre, è una terra con una storia culturale di rilievo: ha dato i natali a Marco Tullio Cicerone e al generale Caio Mario, è la patria di San Tommaso d'Aquino e di Papa Bonifacio VIII, ed è legata ai versi di Giovenale e alla pittura del Cavalier d'Arpino, maestro del giovane Caravaggio. È anche la terra del cinema italiano nel mondo, avendo prodotto figure come Marcello Mastroianni, Nino Manfredi e Vittorio De Sica, che portò sul grande schermo proprio il film «La ciociara», capolavoro premiato con l'Oscar.

Il caso di Pontedera si inserisce in un clima politico già teso, dove le dichiarazioni dei rappresentanti locali assumono rapidamente una dimensione nazionale. Mentre la premier ha trasformato l'attacco in un'occasione per rivendicare con orgoglio le proprie origini, il Pd locale resta sulla difensiva, senza scuse formali né dimissioni. La vicenda continua a far discutere, alimentando il confronto sui toni e sui linguaggi della politica italiana.

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