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Il Governo impugna la legge del Veneto sul fine vita davanti alla Consulta

Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge regionale veneta sul fine vita davanti alla Corte costituzionale. Zaia rivendica la costituzionalità del provvedimento, mentre dal centrodestra arrivano richieste di una norma nazionale.

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Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Veneto sul fine vita. Alla decisione il ministro Roberto Calderoli ha espresso voto contrario, mentre Matteo Salvini risulta non aver partecipato al voto. Ora sarà la Consulta a valutare la legittimità della norma veneta, e l'esito del giudizio resta incerto.

La legge regionale n. 17, datata 8 settembre 2026, era stata approvata dal Consiglio regionale il 2 settembre. Si tratta di un provvedimento di natura ordinamentale, a differenza di quelli adottati da Toscana, Emilia-Romagna e Sardegna, che hanno seguito percorsi diversi. Il Veneto è la prima Regione guidata dal centrodestra a varare una norma di questo tipo. Il presidente della Giunta, Alberto Stefani, appartiene alla Lega, forza che guida anche il Consiglio regionale che ha approvato il testo.

Il presidente del Consiglio regionale, Luca Zaia, difende il provvedimento e ne rivendica la correttezza costituzionale. Secondo Zaia la legge rispetta le pronunce della Corte costituzionale e fornisce regole per i casi di suicidio assistito già consentiti dalla giurisprudenza, cioè per situazioni che la Consulta ha già riconosciuto come legittime. In sostanza, la Regione sostiene di non aver introdotto un diritto nuovo, ma di aver dato un quadro operativo a un principio già affermato dai giudici.

Dal fronte politico arrivano posizioni diverse. Antonio De Poli, esponente dell'Udc, chiede che la materia sia disciplinata da regole uniformi a livello nazionale e osserva che l'impugnazione sarebbe coerente con quanto già avvenuto per altre Regioni. Il suo partito indica come priorità l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, che considera il primo terreno su cui garantire diritti uguali su tutto il territorio. Anche il vicepremier Antonio Tajani ritiene necessaria una legge nazionale sul tema, sottolineando che un vuoto normativo lascia ogni Regione a muoversi per conto proprio.

Il quadro che si apre riguarda dunque due piani distinti. Il primo è la tenuta costituzionale della norma veneta, che la Corte dovrà esaminare nel merito e che potrebbe confermarla, modificarla o annullarla. Il secondo è l'assenza di una disciplina statale organica sul fine vita, che per diverse forze politiche resta il passaggio decisivo. Nel frattempo la legge regionale è in vigore e produrrà effetti fino a una eventuale pronuncia contraria dei giudici costituzionali, mentre la questione continuerà a dividere maggioranza e opposizione sul modo in cui garantire un trattamento uniforme ai cittadini.