Il governo valuta se porre la questione di fiducia sulla legge elettorale. Dopo il via libera del Senato previsto a fine mese, il provvedimento approderà nell'Aula della Camera nella prima quindicina di ottobre, e l'esecutivo sta discutendo se blindare l'ultimo passaggio parlamentare per evitare che il testo venga modificato o bocciato.
La decisione non è ancora stata presa. Nella maggioranza e nel governo sono in corso approfondimenti, e una delle ipotesi sul tavolo prevede di porre la fiducia solo sui primi due articoli, quelli che disciplinano il cuore del sistema di voto alla Camera e al Senato, con le preferenze e i capilista bloccati senza obbligo di alternanza di genere, per poi proseguire con le votazioni normali. Un'altra riflessione interna all'esecutivo è che si possa anche non mettere affatto la fiducia, sia per porre al riparo il governo da eventuali scivoloni, sia perché i tempi sono già contingentati e, paradossalmente, si andrebbe più velocemente.
Il nodo principale resta il voto segreto. Sul voto finale le opposizioni chiederanno comunque lo scrutinio segreto, e in quel momento chi vuole affossare la legge potrebbe agire dietro l'anonimato, come è già successo alla Camera sulle preferenze. I vertici dei partiti dell'alleanza sostengono però che questa volta sarebbe diverso, perché non si tratterebbe di bocciare un singolo articolo ma l'intero provvedimento. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha argomentato che non vede il motivo di un simile esito, visto che la riforma non favorisce nessuna delle coalizioni.
Rispetto al ko sulle preferenze rimediato dalla maggioranza a Montecitorio il 14 luglio scorso si sono succedute molte riunioni, che hanno portato a un accordo siglato dal centrodestra con la modifica di alcuni punti della riforma. Far saltare la legge significherebbe venire meno al patto sottoscritto. Dietro le quinte c'è inoltre la minaccia, non esplicitata ufficialmente, di elezioni anticipate. Una fonte di governo ammette però che la minaccia del voto è una pistola scarica: se non passa la legge non si può andare a votare a gennaio, perché chi approverebbe la legge di bilancio? In ogni caso alle urne si andrebbe in primavera, e i parlamentari vedrebbero salva la pensione.
L'ora X della prova a scrutinio segreto è ancora lontana. C'è chi ironizza, con un capogruppo che scherza sul far volare dei droni nell'emiciclo, e chi la prende seriamente. Un dirigente di primo piano del centrodestra osserva che il timore che salti tutto c'è ancora, e per molti vale l'espressione secondo cui è come se i capponi votassero a favore del Natale. La ministra per le riforme, Elisabetta Casellati, si dice convinta che non ci saranno sussulti, ma il timore di un altro corto circuito resta: chi pensa di essere fatto fuori potrebbe andare contro la legge.
Il malessere tra i parlamentari è presente in tutti i partiti della maggioranza. Un deputato di Forza Italia confida che anche in Fratelli d'Italia c'è preoccupazione, perché i parlamentari che lavorano cinque giorni a settimana tra Camera e Senato partono penalizzati nella corsa rispetto a un consigliere regionale o a un assessore sempre sul territorio. Un altro parlamentare della maggioranza spiega che se passa questa legge elettorale la legge di bilancio dovrà per forza dare ai parlamentari spazi di manovra per far arrivare soldi nelle realtà territoriali, e che comunque dopo l'ok alla legge elettorale saranno tutti nelle loro città.
Le manovre per serrare i ranghi scatteranno nei prossimi giorni. In Fratelli d'Italia un membro del governo si dice convinto che chi ha lavorato bene sarà salvaguardato. Ma al di là delle rassicurazioni tira sempre un'aria di preoccupazione e di sospetti nella coalizione. Un altro ministro ammette che il passaggio è delicato, inutile nasconderlo.