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Editori uniti contro Big Tech e IA: «Regole chiare a difesa di informazione e cultura»

Per la prima volta stampa, libri, radio e TV si riuniscono a Roma per chiedere norme equivalenti a quelle degli editori per le piattaforme digitali e i sistemi di intelligenza artificiale generativa. Il settore vale 13,2 miliardi di euro e impiega circa 57.000 addetti diretti.

Per la prima volta l'intera filiera editoriale italiana si è presentata unita per chiedere regole certe di fronte alla crescita delle Big Tech e dell'intelligenza artificiale generativa. È quanto emerso a Roma nel convegno «Articolo 21: il diritto di sapere. Stampa, libri, radio e Tv uniti nel garantire informazione e cultura ai cittadini», promosso da Confindustria Radio Televisioni, AIE – Associazione Italiana Editori e FIEG – Federazione Italiana Editori Giornali.

Al centro della richiesta c'è un principio semplice: chi produce informazione e cultura lo fa con regole, costi e responsabilità precise, mentre le piattaforme digitali e i sistemi di IA generativa operano senza vincoli equivalenti, in assenza di trasparenza e spesso utilizzando contenuti editoriali protetti dal diritto d'autore senza autorizzazione. Una disparità che, secondo gli editori, favorisce la circolazione di contenuti non verificati, disinformazione e fake news, e mette in discussione la tenuta economica delle aziende editoriali e dei professionisti che vi lavorano.

I numeri del settore danno la misura della posta in gioco: stampa, libri, radio e TV generano ricavi complessivi per 13,2 miliardi di euro e impiegano circa 57.000 occupati diretti e oltre 227.000 indiretti. Il convegno, coordinato da Francesco Giorgino, direttore dell'Ufficio Studi Rai e del Master in Comunicazione Luiss, si è aperto con un video prodotto dalla Direzione Creativa Rai e con i saluti istituzionali del presidente AGCOM, Giacomo Lasorella, a conferma dell'attenzione dell'Autorità verso un settore centrale per il pluralismo e la qualità del dibattito pubblico.

Per Antonio Marano, presidente di Confindustria Radio Televisioni, «chi manda in onda un programma, chi stampa un giornale, chi pubblica un libro svolge una sola funzione. Investire. Rischiare. Scegliere. Verificare. E rispondere, con il proprio nome, di ciò che si è detto. È questo che manca in ogni piattaforma, in ogni algoritmo: la responsabilità editoriale». Marano ha parlato di «suprematismo tecnologico», cioè di un potere senza controlli nelle mani di pochi operatori privati globali, definendo la tutela dell'articolo 21 «una sfida di sovranità culturale e democratica». «Nel 1948 i padri Costituenti hanno delineato libertà e responsabilità, costituzione e legge sulla stampa. Oggi quel patto va rinnovato, alle condizioni del nostro tempo», ha aggiunto.

Innocenzo Cipolletta, presidente dell'Associazione Italiana Editori, ha sostenuto che «innovazione e tutela del diritto d'autore non sono obiettivi contrapposti» e che l'intelligenza artificiale va usata «in modo etico, trasparente e responsabile». Da qui due proposte concrete: la prima è che, laddove esistano ragionevoli indizi che una o più opere siano state usate per l'addestramento dei sistemi IA, siano le Big Tech a dover dimostrare di non averle utilizzate, con un'inversione dell'onere della prova in circostanze definite. La seconda è che siano riconosciute valide tutte le tecniche elaborate dagli editori per riservare i diritti sui propri testi, comprese le riserve espresse in linguaggio naturale come la formula «Tutti i diritti riservati».

Andrea Riffeser Monti, presidente della FIEG, ha sottolineato che «l'informazione professionale, in un sistema informativo caratterizzato dalla moltiplicazione dei contenuti, si distingue per la qualità, la verifica delle fonti e la responsabilità editoriale». La Federazione ha avviato un progetto di Protocollo fondato su cinque principi — verità e verifica, pluralismo, responsabilità, diritto di rettifica, legalità ed equilibrio — per rafforzare la fiducia dei cittadini nell'informazione professionale. Ma, ha aggiunto, «la qualità richiede anche sostenibilità economica e una più equa distribuzione del valore tra editori e piattaforme digitali», richiamando il sistema italiano dell'equo compenso disciplinato dall'AGCOM.

La richiesta comune è dunque un quadro normativo che estenda alle piattaforme e ai sistemi di IA gli stessi obblighi di responsabilità e trasparenza che gravano sugli editori, per difendere il diritto dei cittadini a un'informazione verificata, plurale e non omologata.