Wireva

Manovra, banche e assicurazioni contro il contributo da 5 miliardi. Tajani propone di coinvolgere la Cdp

Il mondo bancario e assicurativo contesta l'entità del contributo chiesto dal governo per la legge di bilancio, mentre l'energia ricorda il decreto bollette. Tajani ipotizza di estendere la misura a Cassa depositi e prestiti. Sul taglio dell'Irpef si ragiona di una doppia fase, ma restano dubbi sulla copertura.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Banche e assicurazioni fanno muro contro il contributo da 5 miliardi di euro che il governo ha inserito tra le coperture della prossima legge di bilancio. Il settore finanziario contesta l'entità della misura, mentre quello energetico ricorda di aver già contribuito con il decreto bollette. La partita si intreccia con il dialogo in corso tra l'esecutivo e Bruxelles sul perimetro dei fondi per la flessibilità sull'energia, da cui dipende buona parte degli equilibri della manovra.

Il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, ha ribadito la posizione del mondo bancario ricordando l'esistenza di un accordo triennale siglato con il governo e valido per i prossimi tre anni. «Io ci ho creduto», ha detto il manager, sottolineando che «bisognerebbe considerare anche altre imprese» e che si tratta di «una manovra complessa». Una posizione analoga arriva dal settore energetico: l'amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, ha osservato che le aziende elettriche hanno già avuto un decreto bollette pochi mesi fa e che il comparto non è rimasto inerte.

Intanto il governo resta in attesa di un primo riscontro informale da parte dell'Unione europea sulle proposte italiane relative all'utilizzo dei fondi per la flessibilità sull'energia. Una risposta potrebbe arrivare nel fine settimana. Nella maggioranza c'è un cauto ottimismo sull'esito della trattativa con Bruxelles, e si fa strada l'ipotesi di una riunione del Consiglio dei ministri il 28 ottobre per il via libera al testo.

Sul fronte politico, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ipotizzato di estendere la partecipazione alla misura anche agli istituti statali come Cassa depositi e prestiti. Secondo il leader di Forza Italia dovrebbe contribuire «tutto il mondo finanziario, non soltanto banche e assicurazioni», coinvolgendo anche la Cdp e altre realtà. La proposta, però, incontra perplessità tra gli alleati di governo, perché si tratterebbe di un passaggio di risorse tra una partecipata e lo Stato. Nella giornata Tajani ha avuto un colloquio informale con il presidente di Unipol, Carlo Cimbri.

Resta aperto il nodo del taglio dell'Irpef. Durante la riunione di maggioranza a Palazzo Chigi, Tajani avrebbe avanzato l'idea di mantenere parzialmente l'ampliamento del taglio, estendendo gradualmente l'aliquota del 33% prima ai redditi fino a 55mila euro e poi a quelli fino a 60mila. I tecnici del Mef e la Ragioneria avrebbero però sollevato dubbi sulla copertura del provvedimento. La premier Giorgia Meloni, secondo quanto viene riferito, non avrebbe chiuso la porta a un nuovo intervento sul ceto medio, ma lo avrebbe legato all'esito del dialogo con Bruxelles. Il taglio delle tasse al ceto medio è una misura sentita anche da Fratelli d'Italia, che però valuta la difficile spendibilità del provvedimento in vista delle prossime elezioni.

Le priorità della manovra per la maggioranza sono state circoscritte nella mediazione tra le proposte politiche e la necessità di rispettare l'equilibrio dei conti. Al centro ci sono gli aiuti a imprese e famiglie contro il caro energia e gli interventi sulla sanità, con l'ipotesi di un cashback. Si ragiona anche su una flat tax del 5% per favorire l'incremento degli stipendi degli under 35. Sul fronte sindacale, la Cgil ha annunciato uno sciopero generale per il 20 novembre e contesta l'impianto della legge di bilancio: «L'unica spesa che aumenta, e l'hanno già deciso, è quella per le armi. Lo diciamo con chiarezza: è inaccettabile».