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Orari scolastici assurdi: lezioni fino alle 18 e genitori in rivolta

Il nuovo anno scolastico in Polonia porta con sé orari impraticabili per gli studenti: lezioni che iniziano prima delle 7 o terminano dopo le 18. Genitori ed esperti denunciano il sovraccarico e la mancanza di tempo per l'infanzia.

Pokazali plany dzieci. "Lekcji o 18:00 po prostu być nie powinno"
Orari scolastici assurdi: lezioni fino alle 18 e genitori in rivolta
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Il nuovo anno scolastico in Polonia si apre all'insegna della protesta. Molti genitori hanno pubblicato sui social gli orari dei propri figli, mostrando situazioni al limite dell'assurdo: sveglie prima delle sette del mattino o lezioni che si concludono dopo le diciotto. La reazione delle famiglie non si è fatta attendere, con un coro di critiche che coinvolge anche esperti di pedagogia e psicologia.

«Lekcji o 18:00 po prostu być nie powinno» (Le lezioni alle 18:00 semplicemente non dovrebbero esserci), scrivono i genitori sui forum e nei gruppi dedicati all'istruzione. Il problema non riguarda casi isolati, ma sembra essere diventato sistemico. Le scuole, spesso sovraffollate e con organici ridotti, sono costrette a distribuire le ore di lezione su fasce orarie molto ampie per far fronte al numero crescente di studenti e alla carenza di aule e insegnanti.

Il risultato è che molti ragazzi vivono una giornata spezzata, con lunghe attese tra una lezione e l'altra o, al contrario, con orari compressi che iniziano all'alba. «Abbiamo perso il confine tra apprendimento e sovraccarico», denunciano i genitori. Gli esperti intervistati dai media locali concordano: un ritmo simile incide negativamente sulla concentrazione, sul rendimento scolastico e, soprattutto, sulla salute psicofisica dei minori.

La questione solleva un interrogativo più ampio sul modello educativo attuale. I bambini e i ragazzi polacchi, come molti loro coetanei europei, trascorrono a scuola un numero di ore tra i più alti del continente. A questo si aggiungono i compiti a casa e le attività extrascolastiche, spesso considerate indispensabili per una formazione completa. Il risultato è che la giornata di uno studente può facilmente superare le otto ore, un carico paragonabile a quello di un adulto lavoratore.

«Dove finisce il tempo per l'infanzia?», si chiedono i genitori. Il dibattito, acceso sui social network, sta coinvolgendo anche le autorità locali e il ministero dell'Istruzione. Alcune amministrazioni comunali hanno già annunciato verifiche sulla distribuzione degli orari, mentre le associazioni dei genitori chiedono un intervento normativo che limiti l'inizio e la fine delle lezioni a fasce orarie più ragionevoli.

Non mancano, tuttavia, le voci di chi sottolinea la complessità della situazione. I dirigenti scolastici fanno notare che la gestione degli orari è vincolata da fattori oggettivi: la disponibilità delle aule, il numero di docenti e le risorse economiche. Senza un ripensamento strutturale del sistema, che preveda investimenti in edilizia scolastica e nuove assunzioni, il problema rischia di ripetersi anche nei prossimi anni.

Il malcontento, però, è destinato a crescere. Per molte famiglie, la questione non è solo logistica ma profondamente culturale: riguarda il valore da attribuire al tempo libero, al riposo e al gioco nella vita di un bambino. La scuola, avvertono gli psicologi, non dovrebbe trasformarsi in una fabbrica di nozioni, ma in un luogo di crescita. E crescere, per un bambino, significa anche avere tempo per sé, per la famiglia e per le proprie passioni.