Le sette maggiori società tecnologiche statunitensi hanno perso in una sola seduta più di mille miliardi di dollari di capitalizzazione. Si tratta della peggiore giornata di Wall Street dall'aprile 2025 e della perdita collettiva giornaliera più pesante mai registrata dal gruppo, pari a circa 1.130 miliardi di dollari. Il ribasso ha cancellato i circa 600 miliardi guadagnati nel rally successivo alle elezioni di metà mandato, che aveva portato i titoli tecnologici a nuovi livelli.
A guidare le perdite è stata Tesla, scesa del 10,8 per cento. Nvidia ha ceduto il 9,3 per cento, mentre Meta, Microsoft, Alphabet, Amazon e Apple hanno chiuso con ribassi compresi tra l'1,5 e il 4 per cento. Le due società riconducibili a Elon Musk, Tesla e SpaceX, hanno perso insieme circa 420 miliardi di dollari, una cifra che da sola rappresenta una parte consistente del crollo complessivo del gruppo.
Gli indici hanno seguito la stessa direzione. Il Nasdaq ha chiuso in calo del 5,52 per cento, lo S&P 500 del 4,36 per cento e il Dow Jones del 3,44 per cento. Le azioni legate all'intelligenza artificiale, cioè i produttori di chip, le aziende di infrastrutture e i gestori di data center, sono state le più colpite, perché il loro valore dipende in larga misura dalle aspettative di crescita della domanda di calcolo.
La vendita è arrivata dopo una seduta precedente di forte rialzo, seguita al ritorno dei democratici alla maggioranza sia alla Camera sia al Senato. Il risultato elettorale aveva alimentato l'attesa di un contesto favorevole alle imprese tecnologiche, ma gli investitori hanno poi cominciato a interrogarsi sulle conseguenze pratiche del nuovo equilibrio politico. Il timore principale riguarda la possibilità che la nuova maggioranza introduca una regolamentazione più stringente sull'intelligenza artificiale e imponga limiti all'espansione dei data center, con effetti diretti sui piani di investimento delle aziende.
Non è ancora chiaro, tuttavia, se il nuovo Congresso approverà regole di questo tipo, né quali ne saranno tempi e contenuti. Allo stesso modo resta incerta la portata e la durata del ribasso dei titoli legati all'IA: gli analisti non hanno ancora indicato se si tratti di una correzione temporanea dopo i forti rialzi precedenti oppure dell'inizio di una fase più lunga di ridimensionamento.
Il calo si è riflesso anche in Europa, dove le principali Borse hanno aperto in rosso. A Milano il FTSE MIB ha inizialmente perso circa l'1,3 per cento, poi ha ridotto il ribasso a circa l'1 per cento. Francoforte ha aperto con il DAX in calo di circa l'1,7 per cento, mentre in calo sono risultate anche Londra e Parigi, che hanno seguito la stessa tendenza delle altre piazze del continente.
In Asia le perdite sono state ancora più marcate. A Tokyo il Nikkei è sceso di oltre il 5 per cento nelle prime battute, mentre a Seul il Kospi ha ceduto più dell'8,5 per cento. Il quadro complessivo indica che il timore per il futuro regolatorio dell'intelligenza artificiale sta pesando sui mercati ben oltre i confini degli Stati Uniti, coinvolgendo i listini che ospitano molte delle catene produttive legate ai semiconduttori.