Wireva

Crosetto in Kosovo: radar nei Balcani per difendere anche l'Italia

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, in visita a Pristina per il passaggio di comando della missione Nato KFOR all'Italia, annuncia l'ipotesi di installare radar nei Balcani per contrastare le minacce di guerra ibrida e difendere anche il territorio italiano.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Installare radar nei Balcani per mettere in sicurezza l'area e difendere anche l'Italia dalle minacce di guerra ibrida. È la proposta avanzata dal ministro della Difesa Guido Crosetto durante la sua visita a Pristina, in Kosovo, in occasione della cerimonia che ha riportato l'Italia al comando della missione Nato KFOR dopo un anno guidato dalla Turchia.

«Mettere in sicurezza i Balcani pensando di installare qui dei radar che ci consentano di difendere non solo i nostri vicini di casa ma anche il nostro Paese» dalle minacce ibride, ha dichiarato Crosetto ai cronisti fuori dal quartier generale della missione, prima di rientrare in Italia. Il ministro ha sottolineato la necessità di «blindare» i Balcani «dai rischi innescati da possibili influenze russe o iraniane in Kosovo».

Alla cerimonia di avvicendamento, il generale di divisione Roberto Vergori, 55 anni, ha assunto il comando della Kosovo Force, quindicesimo italiano a guidare la missione. Il generale succede al turco Ozkan Ulutuas. La missione KFOR, giunta al suo 27esimo anno, conta attualmente circa 4.600 militari provenienti da 31 Paesi. L'Italia partecipa con 900 soldati, il contingente più numeroso, seguito da quello americano con 500 unità.

«Il nostro impegno proseguirà» anche quando KFOR sarà meno numerosa in termini di militari schierati «perché per noi i Balcani rappresentano un punto di riferimento per la nostra sicurezza», ha assicurato Crosetto. «Il motivo per cui noi ci siamo sempre impegnati in questa zona dei Balcani è perché la prima cosa per noi è garantire la sicurezza, intanto nei confini di casa», ha aggiunto il ministro.

La riduzione del contingente era stata annunciata dalla Nato lo scorso giugno, sulla scia di un progressivo miglioramento dello scenario. Crosetto ha precisato che la riorganizzazione «sarà graduale e comunque reversibile. Ogni passaggio dipenderà dalle condizioni di sicurezza, mantenendo la possibilità di rafforzare il dispositivo se necessario e preservando l'efficacia di KFOR a sostegno della stabilità dei Balcani e dell'Europa».

Il ministro ha definito il quadro di sicurezza «stabile ma fragile». A Pristina, solo la settimana scorsa, centinaia di manifestanti sono stati dispersi davanti al Parlamento con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua dalla polizia. Le proteste erano contro lo stop alla legge che avrebbe dovuto limitare i poteri del tribunale sui crimini di guerra, una norma seguita alla condanna dell'ex presidente del Kosovo Hashim Thaçi da parte delle Camere specializzate per il Kosovo all'Aja.

Risale invece al maggio 2023 la rivolta che coinvolse una quarantina di militari della KFOR, tra cui 14 italiani, rimasti feriti nel nord del Kosovo a Zvečan durante gli scontri con una folla di serbi che protestavano per l'insediamento del sindaco di etnia albanese Ilir Peci. In seguito a quelle violenze, la missione aveva ricevuto il suo più grande rinforzo in oltre un decennio, con il dispiegamento di quasi mille soldati aggiuntivi.

Durante la cerimonia a Pristina, il generale Vergori ha rivolto il suo primo pensiero ai soldati: «Siamo tutti incredibilmente orgogliosi di voi. Orgogliosi del vostro coraggio e della vostra dedizione».