Il satellite Neil Gehrels Swift Observatory, per oltre vent'anni il principale cacciatore di lampi di raggi gamma (Grb) dallo spazio, ha i giorni contati. Il tentativo di salvarlo dalla disintegrazione nell'atmosfera terrestre è fallito: la missione robotica Link della Katalyst Space, concepita per spingere il satellite verso un'orbita più alta e ridurre l'attrito atmosferico, non è riuscita nell'intento a causa di problemi con il controllo dell'assetto. Secondo l'astrofisico Giancarlo Ghirlanda, dirigente di ricerca all'Inaf di Brera, Swift potrebbe continuare a scrutare l'universo per qualche mese, ma probabilmente entro la fine di novembre si disintegrerà nella sua inesorabile discesa verso la Terra.
Il fallimento della missione Link ha suscitato forte sconforto nella comunità scientifica dedita allo studio dei Grb e, più in generale, dei transienti galattici ed extragalattici. A rendere la situazione più difficile si aggiunge il naufragio, pochi mesi prima, del progetto Theseus, il nuovo telescopio spaziale dedicato ai lampi gamma che non ha superato le ultime fasi della selezione dell'Agenzia spaziale europea per la futura missione M7. Un «uno-due» in parte inatteso che apre un periodo non semplice per chi studia questi fenomeni, considerati i più violenti nell'universo dopo il big bang.
Dal lancio, avvenuto 21 anni fa, Swift ha rivelato oltre duemila Grb. Il satellite è stato rinominato in onore del principal investigator Neil Gehrels, scomparso prematuramente nel 2017. La sua rapidità e precisione nel localizzare queste sorgenti hanno mostrato aspetti inediti della loro fisica e contribuito alla comprensione della loro origine. Attraverso i tre strumenti a bordo — Bat, Xrt e Uvot — Swift ha costruito un ricco archivio di osservazioni, dando frequentemente il via a intense campagne di follow-up sia da terra sia dallo spazio per studiare l'emissione pan-cromatica dei Grb, dalla banda radio fino alle energie più elevate dei raggi gamma. L'individuazione di Grb estremamente distanti ha inoltre dimostrato la presenza di stelle di grande massa già quando l'universo aveva appena 500 milioni di anni.
Il 26 agosto il team Swift ha deciso di riprendere le osservazioni, sospese da febbraio per tentare il salvataggio tramite la missione Link. L'augurio, spiega Ghirlanda, è che in questo breve periodo il satellite possa essere testimone di un'ultima grande scoperta, in aggiunta alle tante che hanno celebrato l'impegno e la professionalità del team internazionale. I dati raccolti da Swift sulle sorgenti astrofisiche transienti hanno prodotto più di seimila pubblicazioni scientifiche e hanno contribuito alla formazione di generazioni di giovani scienziate e scienziati.
Dopo la fine di Swift, cosa rimane per continuare a osservare i lampi gamma? In orbita resta il satellite Fermi, che rivela circa tre o quattro Grb alla settimana. A differenza di Swift, Fermi ha una strumentazione ideale per studiare il primo impulso del Grb, cioè la sua emissione nella banda gamma, ma non riesce a localizzare con precisione le sorgenti, limitando di fatto la possibilità di attivare le attività di follow-up da terra. Quando Swift era ancora in ottima salute, si sono uniti due nuovi satelliti: Einstein Probe, lanciato nel gennaio 2024 a guida cinese con la partecipazione dell'Esa, del Cnrs francese e del Max Planck Institute, che riesce a monitorare circa un dodicesimo del cielo e rivela e localizza in media un Grb alla settimana; e il satellite Space Variable Objects Monitor (Svom), in orbita da giugno 2024, nato dalla collaborazione fra l'agenzia spaziale cinese (Cnsa), l'accademia cinese delle scienze (Cas) e l'agenzia spaziale francese (Cnes), che dispone di molti strumenti a bordo e a terra per lo studio dell'emissione del Grb dalla banda gamma a quella ottica.
Queste due missioni raccolgono ora l'eredità di Swift e, grazie alla nuova strumentazione che hanno a bordo, stanno aprendo nuovi orizzonti nello studio dell'universo transiente e dei Grb. La vera rivoluzione della missione Swift, ricorda Ghirlanda, è stata però la sua politica di condivisione dei dati: renderli disponibili all'intera comunità scientifica immediatamente dopo la rivelazione del Grb ha assicurato il massimo ritorno scientifico garantito dalla pluralità dell'approccio di analisi e interpretazione. Un'eredità che, anche dopo la sua scomparsa, continuerà a orientare il modo in cui la ricerca sui lampi gamma viene condotta.