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Trump valuta la ripresa dei raid sull'Iran dopo le midterm, Rubio frena

Secondo la stampa americana Trump potrebbe riprendere gli attacchi contro l'Iran già dal 4 novembre. La Guida suprema iraniana risponde con minacce, mentre il segretario di Stato Rubio parla di nessuna decisione ancora presa e di una strada diplomatica aperta.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

La guerra tra Stati Uniti e Iran potrebbe riprendere a breve. Secondo la stampa americana, il presidente Donald Trump sarebbe intenzionato a riavviare gli attacchi a partire dal 4 novembre, il giorno successivo alle elezioni di midterm. Gli Stati Uniti avrebbero inoltre informato gli alleati nel Golfo perché si preparassero, pur essendo il piano, secondo le stesse indiscrezioni, di difficile attuazione.

La risposta di Teheran non si è fatta attendere. La Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha replicato alle indiscrezioni affermando che l'Iran risponderà «senza restrizioni geografiche». Secondo quanto riportato dai media, Khamenei ha ordinato ai comandanti militari di preparare una risposta immediata a qualsiasi nuovo attacco e di ampliare la lista dei potenziali obiettivi statunitensi e israeliani.

Dal fronte americano arriva invece un segnale di freno. Il segretario di Stato Marco Rubio, intervenuto dopo la riunione dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta, ha dichiarato che Trump non ha ancora preso alcuna decisione e che Washington resta aperta a una soluzione diplomatica. Rubio ha spiegato che i contatti diretti e indiretti con Teheran proseguono, senza però fornire una tempistica per un eventuale accordo. Ha aggiunto che qualsiasi intesa dovrebbe affrontare le principali preoccupazioni di sicurezza degli Stati Uniti, tra cui impedire all'Iran di acquisire armi nucleari.

Le contraddizioni emergono anche all'interno dell'amministrazione americana. Secondo il Washington Post, il vicepresidente J.D. Vance, da sempre il più restio al conflitto, lavorerebbe con gli inviati di Trump Steve Witkoff e Jared Kushner per raggiungere un'intesa. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, al contrario, sembrerebbe contrario a un accordo e spingerebbe per riprendere le ostilità. Fonti statunitensi citate dai media americani hanno indicato che i prossimi due giorni saranno cruciali per l'evoluzione della situazione.

Trump, parlando da Mar-a-Lago, ha affermato che Washington deve ancora occuparsi di uno o due obiettivi, tra cui Pickaxe Mountain, un complesso sotterraneo di tunnel vicino a Natanz, a circa 300 chilometri a sud di Teheran, da tempo nel mirino del presidente. Allo stesso tempo ha lasciato aperta la porta a un accordo: «Vedremo. Loro lo vogliono, ma non sono affidabili. Noi non abbiamo fretta».

Sul fronte politico interno agli Stati Uniti, il conflitto pesa anche sull'economia. Trump deve affrontare le conseguenze economiche della guerra e l'aumento dei prezzi del carburante a poche ore dal voto di metà mandato. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi continua intanto a tenere aperti i canali diplomatici e ha definito positive le parole di Vance in una lettera inviata al segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, nel tentativo di rilanciare i negoziati.