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L'Italia cresce più velocemente degli altri grandi Paesi dopo la pandemia

Secondo l'analisi dell'economista Marco Fortis, dal 2019 il Pil reale italiano è salito dell'8,7%, contro l'1,9% della Germania e il 7,8% dell'eurozona. Cresce anche il Pil procapite, quasi il 9%. L'occupazione tocca il record di 24,2 milioni e la povertà assoluta scende a 5,4 milioni nel 2025.

Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

L'Italia è tra le economie avanzate che hanno corso più velocemente dopo la pandemia. Secondo l'analisi dell'economista Marco Fortis, dal 2019 a oggi il Pil reale italiano, al netto dell'inflazione, è cresciuto dell'8,7%, un risultato che colloca il Paese davanti alla media dell'eurozona, ferma al 7,8%, e molto sopra la Germania, praticamente stagnante all'1,9%. Tra i membri del G7 solo Stati Uniti e Canada fanno meglio.

Il dato assume un peso maggiore se si considera che l'Italia è l'unico Paese del G7 ad attuare politiche fiscali autenticamente restrittive, essendo l'unico a registrare un surplus primario, cioè un avanzo tra entrate e spese al netto degli interessi sul debito. Nonostante questa impostazione, l'economia continua a crescere. Escludendo la spesa per interessi, il debito pubblico è aumentato di 228 miliardi dal 2019 al 2025, meno di Spagna (276 miliardi), Germania (558) e Francia (777).

La solidità delle famiglie italiane è uno dei fattori che spiegano questa tenuta. Le famiglie detengono quasi il 20% del debito pubblico, una quota salita dal 13% del 2019, mentre in Francia si ferma all'1%. La ricchezza finanziaria netta delle famiglie supera il 230% del Pil, un livello inferiore solo a quello della Svizzera e molto superiore alla Germania, che supera di poco il 160%. Da qui deriva anche il diverso costo del finanziamento: sui titoli decennali Parigi paga il 4,80% contro il 4,50% italiano, con un premio di rischio di 30 punti base che nel 2022, all'insediamento del governo Meloni, era invece ampiamente negativo a favore dell'Italia.

Il confronto sul Pil procapite, secondo Fortis l'unico vero indicatore che conta, conferma la tendenza: in Italia è cresciuto di quasi il 9% dal 2019, contro il 5% della Spagna e il 2,7% della Germania. Guardando alle macro aree del Paese, il Nordovest ha registrato un aumento del 7,5%, il Nordest del 5% e il Centro del 4,2%. La sorpresa maggiore arriva dal Sud e dalle Isole, cresciuti dell'8,3%, un dato che ha contribuito in modo significativo alla performance complessiva.

Sul fronte del lavoro, l'occupazione ha raggiunto il livello record di 24,2 milioni di persone, con un tasso di disoccupazione mai così basso al 5,3%. Anche i dati sulla povertà assoluta, pubblicati dall'Istat, segnalano un miglioramento: gli italiani in povertà assoluta erano 5,7 milioni nel 2024 e sono 5,4 milioni nel 2025. L'incidenza dei poveri sul totale della popolazione è pari al 5,2% in Italia, contro il 7% della Francia e l'8,1% della Spagna.

Il quadro che emerge è quello di un Paese con le spalle larghe, capace di affrontare le nuvole all'orizzonte meglio di una volta e meglio di altri partner europei, come la Francia, indicata come il malato per definizione. Restano tuttavia elementi di cautela, a partire dalle tensioni sul mercato delle abitazioni che accompagnano la crescita spagnola, un fenomeno che mostra come la solidità dei numeri macroeconomici non si traduca automaticamente in benessere diffuso per tutte le famiglie.