Gianluca Vacchi ha testimoniato davanti al giudice del Tribunale di Tempio Pausania nel processo a carico del suo ex collaboratore domestico, accusato di appropriazione indebita e autoriciclaggio. «Mi fidavo di loro e mi sono sentito tradito», ha detto l'imprenditore, costituitosi parte offesa nel procedimento. La deposizione è stata lunga e ha toccato molti aspetti della vicenda, dal rapporto di lavoro alla gestione del denaro.
L'imputato, un uomo di 55 anni, è Pietro Oliva, imprenditore di San Pantaleo che per oltre dieci anni ha lavorato alle dipendenze di Vacchi insieme alla moglie. La donna era anch'essa imputata nel procedimento, ma è morta qualche mese fa. Oliva è difeso dagli avvocati Domenico Putzolu e Maria Caterina Pisano, mentre Vacchi è assistito dall'avvocato Gino Bottiglioni. Il rapporto tra le parti è durato un decennio, prima nella villa di Porto Cervo e poi nella residenza di Vacchi a Castenaso, nel Bolognese, e Vacchi lo ha descritto in aula come un legame basato sulla «fiducia assoluta».
Secondo l'accusa, la coppia avrebbe approfittato di questa fiducia per compiere nel tempo una serie di operazioni: bonifici, assegni e movimentazioni su conti correnti personali per quasi un milione di euro, su un totale di oltre tre milioni movimentati per conto di Vacchi. Tra le operazioni contestate figurano bonifici da migliaia di euro e altri da poche decine, l'abbonamento a una pay tv intestato al figlio della coppia, un'assicurazione per i due e trasferimenti «ponte» su conti intestati ad altri, con somme prelevate dai conti di Vacchi. I sospetti, ha ricostruito Vacchi, sono nati dopo le improvvise e apparentemente ingiustificate dimissioni dei due collaboratori.
Da lì l'imprenditore ha chiesto una consulenza contabile, che avrebbe evidenziato l'ammanco di quasi un milione di euro riconducibile alle attività degli imputati. Secondo quanto riferito in aula, i due avrebbero avuto accesso alle chiavi della cassaforte e ai codici delle carte di credito, senza particolari controlli. Le verifiche contabili, ha sostenuto Vacchi, sono arrivate solo in un secondo momento, per chiarire le movimentazioni sospette.
Nel controesame le parti hanno rivolto domande specifiche anche sul suo stile di vita e sul rapporto con il denaro contante. L'avvocato Bottiglioni ha precisato che la ricostruzione dell'ammanco considera solo i movimenti tracciabili, come bonifici e assegni, e che non è stato possibile ricostruire eventuali altre sottrazioni in contanti legate ai prelievi. È un punto che la difesa dell'imputato potrà affrontare nelle fasi successive del dibattimento.
Il processo è stato rinviato al prossimo 22 marzo, quando saranno ascoltati i testimoni dell'accusa. La vicenda, che ha attirato l'attenzione della cronaca anche per la notorietà della parte offesa, resta in attesa delle prossime udienze prima di un giudizio sulle responsabilità degli imputati.