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Apple introduce il touch sul MacBook Pro dopo sedici anni di resistenza

Apple porta per la prima volta lo schermo touch sul MacBook Pro, con i nuovi modelli da 14 e 16 pollici e il display PROLED XDR, rompendo una linea seguita dal 2010.

Apple ha presentato il suo primo MacBook Pro con schermo touch, abbandonando una posizione mantenuta per sedici anni sul modo in cui le persone dovrebbero interagire con un laptop. Annunciati il 28 ottobre 2026 a Cupertino, in California, i nuovi modelli da 14 e 16 pollici permettono di lavorare direttamente sul display, toccando i contenuti con le dita senza dover passare solo da tastiera e trackpad. Un gesto familiare a chi usa un iPhone, ma che Apple aveva a lungo rifiutato di portare sul Mac.

Nel 2010, durante l'evento Back to the Mac, Steve Jobs sostenne che le superfici touch verticali fossero scomode per un uso prolungato, scherzando sul fatto che prima o poi «il braccio vorrebbe staccarsi». Per questo l'azienda aveva concentrato gli sforzi sui trackpad multitouch. Nel 2018 il responsabile del software Craig Federighi tornò sul tema, mettendo in dubbio l'ergonomia del gesto di portare la mano verso lo schermo di un portatile e suggerendo che il trackpad offrisse un'esperienza migliore. Con il nuovo MacBook Pro la società rivede quella posizione, introducendo il touch come modalità aggiuntiva e mantenendo la configurazione classica del laptop.

Per designer e artisti il cambiamento apre possibilità concrete. I grafici possono disegnare direttamente sul lavoro in Pixelmator Pro, mentre gli artisti 3D possono interagire con i modelli digitali usando le dita. Le fotografie si ingrandiscono con un pizzico e le finestre si spostano sul desktop con uno scorrimento. Il sensore touch è integrato direttamente nel nuovo pannello OLED, riducendo la distanza tra il dito e il contenuto sottostante, mentre la cerniera è stata riprogettata per garantire maggiore stabilità quando lo schermo viene premuto. macOS 27 traduce i tocchi in clic del mouse nelle applicazioni esistenti, così gran parte della libreria software attuale può rispondere alla nuova interazione.

Il MacBook Pro resta un laptop convenzionale, con schermo fisso e tastiera sotto. Non è previsto il supporto all'Apple Pencil e il dispositivo non ha una modalità tablet convertibile. Il touch si affianca ai controlli esistenti e permette di passare da un metodo all'altro a seconda dell'attività: nel lavoro creativo, per esempio, si può alternare il movimento preciso del cursore alla regolazione diretta di un elemento a schermo.

Il touchscreen arriva insieme al nuovo display PROLED XDR, che utilizza due strati di pixel luminosi per ottenere neri più profondi e immagini più brillanti. Secondo Apple, lo schermo raggiunge una luminosità fino a 2.000 nit e supporta gli spazi colore P3 e Adobe RGB, caratteristiche rilevanti per fotografi e grafici che lavorano tra digitale e stampa. Anche la Dynamic Island, già vista sull'iPhone, compare ora nella parte superiore dello schermo del MacBook, sostituendo la tacca della fotocamera con un'area interattiva per notifiche e comandi. Da questo spazio è possibile controllare la riproduzione musicale e le chiamate in arrivo.

Il design fisico è stato alleggerito: il modello da 14 pollici pesa 3 libbre, quello da 16 pollici 4 libbre, cioè circa 1,4 e 1,8 chilogrammi. Cornici più sottili lasciano più spazio allo schermo, mentre un sistema di raffreddamento rivisto si adatta al corpo più compatto. Nonostante le modifiche, la silhouette resta riconoscibilmente quella del MacBook Pro. Torna inoltre il logo Apple illuminato sul retro dello schermo, rimosso dal MacBook Pro nel 2016: un dettaglio che richiama i portatili precedenti dell'azienda.

All'interno, i nuovi modelli montano i chip M5 Pro e M5 Max, con un'autonomia dichiarata fino a 24 ore. Gli sviluppatori possono inoltre testare le interazioni touch delle proprie app iOS e iPadOS direttamente sul MacBook Pro. Il cambiamento più immediatamente visibile riguarda però il modo in cui le persone potranno usare lo schermo, dopo anni in cui l'azienda aveva sostenuto che il tocco non fosse la scelta giusta per un computer.

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