È morto Fulvio Sodano, ex prefetto di Trapani, figura simbolo della lotta alla mafia condotta attraverso gli strumenti dello Stato. A ricordarlo è la sua storia professionale, segnata dalla battaglia per i beni confiscati alla criminalità organizzata e dalla fermezza con cui interpretò il proprio ruolo, tanto da essere ricordato come l'uomo dalla «schiena dritta».
Sodano guidò la Prefettura di Trapani in un periodo delicato, affrontando la questione dei patrimoni sottratti ai clan. Il suo impegno più noto riguarda la Calcestruzzi Ericina, azienda confiscata alla mafia che riuscì a mantenere viva, trasformandola in un esempio di economia legale. Per Sodano, salvare quell'impresa significava dimostrare che lo Stato non solo sa togliere risorse alla criminalità, ma sa anche restituirle alla collettività sotto forma di lavoro e sviluppo pulito.
Quella scelta non fu indolore. La sua azione provocò contrasti istituzionali, in particolare con l'allora senatore e sottosegretario all'Interno Antonio D'Alì. Su questo punto è necessario mantenere la massima precisione: D'Alì affrontò un lungo procedimento per concorso esterno in associazione mafiosa, conclusosi nel dicembre 2022 con una condanna definitiva a sei anni di reclusione. Anche il trasferimento di Sodano da Trapani ad Agrigento finì nel materiale esaminato durante il processo.
La vicenda giudiziaria, però, non definisce la grandezza del prefetto, che va cercata altrove: nella capacità di non piegarsi alle pressioni e di interpretare la propria carica come esercizio di responsabilità, non di potere. Sodano comprese che la mafia non si combatte solo nei tribunali, ma anche nell'economia, nelle aziende e nella capacità dello Stato di offrire un futuro senza bisogno di protezioni criminali.
La storia della Calcestruzzi Ericina conserva per questo un valore simbolico enorme. Ogni giornata di lavoro in quell'azienda rappresenta una risposta concreta alla criminalità organizzata: ogni stipendio, ogni fattura, ogni produzione realizzata nel rispetto delle regole dimostra che la legalità può generare ricchezza. Una sconfitta per chi scommetteva sul fallimento dello Stato.
Il ricordo di Fulvio Sodano resta legato a questa lezione: la legalità non si proclama, si pratica. Anche quando costa caro, anche quando significa solitudine. Il suo esempio, scrive chi lo ha conosciuto, è uno schiaffo alla mafia dato non con le parole ma con gli atti, con la difesa delle regole e con il rifiuto di arretrare davanti alle pressioni.
Oggi, a chi ha servito lo Stato fino in fondo, va un ringraziamento per aver dimostrato che un'istituzione non è un palazzo o un titolo, ma una responsabilità quotidiana. Quella responsabilità che Sodano ha esercitato fino all'ultimo, lasciando una testimonianza che continua a parlare a chi crede nella forza delle istituzioni.