Wireva

Il radioamatorismo al cinema e in TV tra gag comiche e salvataggi eroici

Dagli anni Sessanta a oggi, cinema e televisione raccontano i radioamatori in modo spesso fantasioso, ma in alcuni casi con sorprendente attenzione ai dettagli reali.

Chi lavora con la tecnologia conosce bene il fastidio di vedere al cinema e in televisione rappresentazioni totalmente lontane dalla realtà. Dalle scene di hacking in cui un ragazzo digita qualche tasto e accede a un sistema militare, alla celebre sequenza di NCIS in cui due persone lavorano contemporaneamente sulla stessa tastiera, fino alla magica tecnologia di miglioramento video di CSI, gli esempi non mancano. Eppure esiste un ambito della tecnologia che, sorprendentemente, è stato raccontato in modo più fedele: quello del radioamatorismo.

Il ricordo più immediato, almeno per chi scrive dall'estremità piovosa dell'Europa, risale ai primi anni Sessanta. Il comico britannico Tony Hancock dedicò un intero episodio della sua serie a un radioamatore maldestro, che produce conseguenze esilaranti. La rappresentazione non è affatto accurata e parte della comicità appare oggi datata, ma resta interessante da guardare. Il radioamatore come fonte di ironia è in effetti un vero filone: in una puntata del 1965 di The Munsters, Herman scambia alcuni bambini che giocano per marziani veri, mentre in un episodio dei Simpson si scopre che il preside Skinner possiede una licenza di radioamatore.

Non c'è però soltanto la commedia. Spesso i radioamatori vengono raffigurati come soccorritori o come anelli di comunicazione in situazioni critiche, capaci di inviare aiuto a marinai naufraghi, risolvere crimini o garantire comunicazioni di emergenza. Nel film The Red Tent del 1969, con Sean Connery, un radioamatore russo intercetta una richiesta di soccorso dopo lo schianto di un dirigibile. Il film The Bank Job del 2008, invece, è basato su una rapina realmente avvenuta a Londra, durante la quale un radioamatore ascoltò le comunicazioni dei criminali. Anche Independence Day ha mostrato radioamatori che usano il codice Morse come ultimo sistema globale di comunicazione.

La rappresentazione più frequente, tuttavia, resta quella legata alla fantascienza. Phenomenon del 1996 associa il radioamatorismo a eventi paranormali, mentre in chiave più comica la serie televisiva ALF degli anni Ottanta segue un segnale radio amatoriale fino alla Terra. Anche The X-Files include più episodi in cui l'hobby compare in modo marginale, a conferma di un immaginario che fa spesso della radio amatoriale un punto di contatto con il mistero.

Nel confronto con le scene di hacking, il radioamatorismo esce dunque piuttosto bene dal giudizio sull'accuratezza. Come riconosce l'articolo di partenza, l'interpretazione di Hancock è più comica che radiofonica, ma in molti casi nelle produzioni hanno lavorato davvero radioamatori. Il nominativo di chiamata attribuito al personaggio di Skinner era in passato quello del produttore esecutivo della serie, David Mirkin, e l'ARRL, la principale associazione dei radioamatori statunitensi, ha commentato l'accuratezza del film Super 8 del 2011.

La spiegazione proposta è che le persone con le competenze che i produttori cinematografici associano agli hacker tendano a lavorare in settori affini e a non frequentare mai un set, mentre i radioamatori sono distribuiti più capillarmente nella popolazione. Le probabilità che un radioamatore si trovi vicino a un set cinematografico sono quindi alte, mentre quelle di incontrare un hacker sono praticamente nulle: le luci, dopotutto, sono troppo forti.