Per decenni il salotto è stato progettato attorno al televisore. Divani rivolti verso lo schermo, mensole per apparecchiature, cavi nascosti alla meglio. Ora quell'equilibrio si sta incrinando. L'arrivo di TV OLED ultrasottili, presentati come vere e proprie superfici da applicare alla parete, sta spingendo progettisti e appassionati di interior design a ripensare la gerarchia degli spazi domestici. Il televisore non è più il centro focale obbligato, ma un oggetto che può scomparire quando non è in uso.
L'esempio più discusso arriva dal mondo della tecnologia di consumo: pannelli OLED evo con intelligenza artificiale integrata, capaci di trasformare la parete di casa in una superficie dinamica. Lo schermo diventa sottile come un foglio, si installa a filo muro e può mostrare immagini, opere d'arte o paesaggi quando non si guarda un programma. In questo modo la tv smette di essere un corpo estraneo e si integra nell'arredamento, quasi come una carta da parati digitale. La conseguenza pratica è che il divano non deve più necessariamente puntare verso un unico punto della stanza.
La tendenza non riguarda solo l'estetica. Sempre più persone vivono in spazi ridotti, spesso in affitto, e non vogliono sacrificare la funzionalità del soggiorno a un apparecchio ingombrante. La possibilità di avere uno schermo che si confonde con la parete libera metri quadri e consente di organizzare la zona giorno in modo più flessibile: un angolo lettura, una postazione lavoro, un'area conviviale. Il televisore resta, ma perde quel ruolo di monolite attorno cui ruotava tutta la disposizione dei mobili.
Anche il design dell'arredo segue questa direzione. Le nuove collezioni propongono sedute modulari, tavolini bassi e librerie aperte che non sono più orientati verso un unico punto. L'illuminazione si distribuisce in modo diffuso, con applique e lampade da terra che creano atmosfere diverse a seconda del momento. L'obiettivo è rendere il soggiorno un ambiente versatile, dove guardare un film è solo una delle tante attività possibili, non l'attività principale per cui è stato costruito tutto il resto.
C'è poi la questione dell'integrazione con la casa intelligente. I nuovi televisori dialogano con assistenti vocali, sistemi audio multiroom e dispositivi domestici. Lo schermo può diventare una dashboard per controllare luci, temperatura e sicurezza, oppure una finestra su contenuti informativi mentre si cucina o si ricevono ospiti. In questo scenario, la tv non scompare, ma si diluisce in una pluralità di funzioni che non richiedono più una posizione privilegiata.
Non tutti gli esperti sono convinti che il televisore scomparirà dal centro del salotto. Per molte famiglie resta il principale strumento di intrattenimento condiviso, e la visione frontale rimane la più comoda per film e sport. Tuttavia, la possibilità di nasconderlo o mimetizzarlo sta cambiando le priorità progettuali. Il punto non è eliminare la tv, ma restituirle un ruolo meno tirannico nella disposizione degli spazi.
La vera novità è culturale prima che tecnologica. Per anni abbiamo accettato che il salotto fosse costruito attorno a un apparecchio, come se fosse un camino o una finestra. Oggi che lo schermo può diventare una superficie quasi invisibile, ci accorgiamo che quell'assunto non era obbligatorio. Il living può tornare a essere uno spazio polifunzionale, dove conversazione, lettura, musica e riposo convivono senza che un unico oggetto detti le regole. È una trasformazione silenziosa, ma destinata a lasciare il segno nel modo in cui immaginiamo e viviamo la casa.