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Sala contro Piantedosi: «Pochi agenti in piazza». Il ministro: «Sinistra radical chic»

Duro scambio tra il sindaco di Milano e il ministro dell'Interno dopo le violenze del 18 ottobre: Sala contesta il numero di agenti schierati in piazza Duomo, Piantedosi accusa la sinistra di non condannare i violenti senza distinguo. Il sindaco replica: «Un po' di decenza non guasterebbe».

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Daniel Case · CC BY-SA 3.0 · rights

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Il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi si sono scontrati pubblicamente sul dispositivo di sicurezza messo in campo durante le violenze di sabato 18 ottobre nel capoluogo lombardo. Al centro della polemica il numero di agenti schierati in piazza Duomo per fronteggiare i manifestanti, giudicato insufficiente dal primo cittadino e difeso con fermezza dal titolare del Viminale.

Intervenuto ai microfoni di Rtl 102.5, Sala ha parlato di una sensazione di inadeguatezza: «Il numero delle forze dell'ordine in piazza ieri a Milano per fronteggiare i manifestanti dava l'impressione di essere inadeguato. Soprattutto in Piazza Duomo, a un certo punto, si sono visti una quantità di protestanti violentissimi e uno sparuto gruppo di poveri poliziotti in un angolo». Il sindaco ha poi precisato di non voler attaccare il questore, con cui dice di lavorare ogni giorno, ma di ritenere che «si stia sottovalutando il momento» e che le forze disponibili alla questura di Milano non fossero adeguate.

La risposta di Piantedosi non si è fatta attendere ed è stata durissima. Il ministro ha ricordato che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva invitato tutti a condannare con forza le violenze e a solidarizzare con le forze dell'ordine aggredite, per poi stigmatizzare la presa di posizione del sindaco: «Dopo poche ore il sindaco di Milano ha puntato il dito proprio contro le forze di polizia che, secondo lui, sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti».

Secondo il ministro dell'Interno la colpa viene attribuita alla questura e al presunto numero insufficiente di poliziotti, anziché a chi ha scelto di devastare la città e aggredire le forze dell'ordine. Piantedosi ha quindi rivendicato l'operato degli agenti: «L'adeguatezza dei dispositivi di sicurezza viene sempre verificata a posteriori. Anche per prepararsi meglio alle sfide future, di fronte a fenomeni emergenti. Ma una cosa è valutare come prevenire meglio le violenze, un'altra è spostare l'attenzione da chi le commette». E ha aggiunto che la responsabilità di chi usa la violenza non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti, definendo l'operazione una «mistificazione della realtà del tutto inaccettabile».

Il titolare del Viminale ha poi spiegato che gli agenti in piazza c'erano e hanno operato bene, evitando guai peggiori. Se hanno faticato a contenere i violenti, secondo Piantedosi, la ragione sta nel fatto che chi indossa la divisa ha regole di ingaggio, senso di responsabilità e cerca di minimizzare le criticità, usando la forza pubblica solo quando è strettamente necessario. Dall'altra parte, ha proseguito, ci sono «delinquenti buoni a nulla e pronti a tutto che vogliono solo colpire, fare del male, creare danni, salvo poi mettersi a lamentare a favore di telecamera quando ci sono le cariche di alleggerimento della polizia». Il ministro ha infine assicurato che le azioni proditorie di questi «esagitati professionisti del disordine» non resteranno impunite.

A stretto giro è arrivata la replica di Sala, che ha respinto al mittente l'etichetta di esponente della sinistra radical chic: «A Piantedosi che mi equipara alla sinistra radical chic dico che un po' di decenza non guasterebbe. Lavoro da 45 anni, anzi mi faccio un mazzo così da 45 anni, e non permetto a nessuno di dipingermi come uno snob sfaticato». Il sindaco ha invitato il ministro a fare la sua parte ed evitare gli attacchi personali, ricordando di aver già condannato in modo fermo i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Milano. «Se lascia perdere le battute di cattivo gusto e intende lavorare insieme, io ci sono. Come sempre», ha concluso Sala.

Lo scontro politico si inserisce nel quadro dei disordini che hanno sconvolto il capoluogo lombardo, con vetrine sfondate e un supermercato devastato, e che hanno portato a 160 fermi, in gran parte minorenni. Secondo quanto reso noto, sono 104 gli agenti che sono ricorsi a cure mediche dopo gli scontri. Sul fronte istituzionale, la presidente del Consiglio Meloni ha convocato per la giornata successiva una riunione dedicata all'ordine pubblico.