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Napoli, lezioni di cucina nell'edificio confiscato alla camorra: l'impegno contro i clan

A Napoli prendono il via i corsi di cucina in un immobile sottratto alla criminalità organizzata. La presidente Colosimo: «Il lavoro è la prima forma di riscatto contro i clan». L'iniziativa coinvolge giovani del quartiere e punta alla formazione professionale.

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A Napoli sono iniziate le lezioni di cucina all'interno di un edificio confiscato alla camorra, un progetto che unisce formazione professionale e recupero sociale. L'iniziativa, promossa con il coinvolgimento della presidente Colosimo, punta a offrire ai giovani del territorio un'opportunità concreta di lavoro e a sottrarre spazi alla criminalità organizzata. «Il lavoro contro i clan» è la sintesi scelta dalla stessa presidente per descrivere il senso dell'operazione, che trasforma un bene un tempo simbolo di potere illegale in un luogo di crescita e di cittadinanza attiva.

Durante la prima giornata di lezioni, Colosimo ha voluto ringraziare don Luigi, il sacerdote che segue da vicino le attività nell'immobile confiscato. «Devo dire grazie a don Luigi e a quello che sta facendo qui», ha detto la presidente, sottolineando come il progetto offra un aiuto concreto anche ai genitori dei ragazzi coinvolti, spesso in difficoltà nel seguire i figli. «Sappiate che siete molto...», ha aggiunto rivolgendosi ai giovani presenti, in un passaggio che testimonia l'attenzione educativa oltre che formativa dell'iniziativa.

L'edificio, sottratto in passato alla camorra, è stato riconvertito in uno spazio dedicato alla cucina e alla ristorazione. Le lezioni si svolgono con l'obiettivo di fornire competenze spendibili nel mercato del lavoro, in un contesto urbano dove la disoccupazione giovanile resta elevata e dove il controllo dei clan sul territorio passa anche attraverso la gestione di attività economiche. Restituire questi immobili alla collettività significa interrompere quel circuito e costruire alternative credibili per chi vive nei quartieri più esposti.

Il progetto si inserisce in un percorso più ampio di riutilizzo sociale dei beni confiscati, un tema che a Napoli e in altre aree del Mezzogiorno assume un valore particolare. La formazione in cucina non è solo un'opportunità occupazionale: è anche un modo per creare legami di comunità e per dare ai partecipanti un ruolo attivo nella vita del quartiere. La presenza della presidente Colosimo e di don Luigi alla prima lezione conferma l'attenzione delle istituzioni e del mondo ecclesiale verso iniziative che coniugano educazione, lavoro e legalità.

Le lezioni proseguiranno nelle prossime settimane con un programma che prevede esercitazioni pratiche e momenti di confronto. L'obiettivo dichiarato è quello di accompagnare i partecipanti verso un inserimento lavorativo, collaborando con le realtà economiche del territorio. In un contesto come quello napoletano, dove la presenza dei clan condiziona ancora ampi settori dell'economia, la sfida è duplice: offrire un'alternativa concreta ai giovani e dimostrare che i beni confiscati possono diventare motori di sviluppo legale.

L'iniziativa rappresenta un segnale importante per la città, perché unisce la memoria di un passato criminale alla costruzione di un futuro diverso. La cucina, mestiere antico e universale, diventa così uno strumento di riscatto sociale. Come ha ricordato la presidente Colosimo, il lavoro è la prima forma di resistenza contro i clan: non solo un mezzo di sostentamento, ma un modo per affermare la dignità delle persone e la presenza dello Stato nei territori dove la criminalità ha a lungo dettato le regole.