Andrea Kimi Antonelli, talento bolognese della Mercedes, è uno dei giovani piloti italiani più seguiti nel paddock della Formula 1. Al di là dei risultati in pista, alcuni aspetti della sua vita e della sua carriera sono poco conosciuti. Un elenco di dieci curiosità, costruito a partire dalle informazioni raccolte dalla stampa italiana, ne ricostruisce il percorso.
Il primo riguarda il nome. Kimi non è un omaggio al campione finlandese Kimi Räikkönen: il secondo nome, secondo quanto riportato, fu scelto da un amico di famiglia perché suonava bene. Il numero 12 che Antonelli utilizza, invece, è dedicato ad Ayrton Senna, che resta per lui il grande idolo. Non avendo mai potuto vedere il brasiliano correre dal vivo, il pilota ha recuperato video e registrazioni delle sue gare per studiarne lo stile e la personalità.
La carriera è cominciata molto presto, sui kart. A soli tre anni salì su un kart insieme al padre; essendo ancora troppo piccolo per raggiungere i pedali, era il padre ad accelerare e frenare mentre lui girava il volante. Nel 2020, durante una gara di kart a Portimão, si fratturò la gamba sinistra: un episodio che gli richiese tempo per ritrovare piena fiducia in pista.
Il rapporto con la Mercedes risale a un'età sorprendente. Antonelli entrò nel team a soli 12 anni e nel 2019 divenne membro del programma Junior Mercedes. Toto Wolff aveva già individuato in lui, da giovanissimo, un potenziale straordinario. Un altro episodio curioso riguarda l'infanzia: da bambino non aveva l'età per accedere al paddock di Formula 1, e il padre Marco escogitò una soluzione originale, nascondendolo in una pila di pneumatici trasportata su un carrello.
Tra le curiosità legate al mondo dello spettacolo, Antonelli compare nel 2016, a soli dieci anni, nel film italiano Veloce come il vento, diretto da Matteo Rovere. Anche il rapporto con Valentino Rossi nasce in un contesto insolito: i due si conobbero giocando online ai simulatori di guida, e in seguito hanno condiviso esperienze al Ranch di Valentino e sui kart.
Secondo quanto raccontato dalla stampa italiana, il pilota possiede inoltre una memoria particolarmente precisa dei tempi sul giro registrati nelle sessioni sui diversi circuiti, compresi quelli dei suoi avversari. Fuori dalle piste, infine, il soprannome non è sempre Kimi: in famiglia è conosciuto anche come Andy, e la mamma Veronica lo chiama affettuosamente «Topo».