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Noto: il partito che non c'è potrebbe raccogliere il voto degli astenuti

Il sondaggista Antonio Noto, nel suo nuovo libro, sostiene che l'astensionismo è la vera forza in crescita in Italia e indica le ragioni della disaffezione degli elettori verso i partiti.

Antonio Noto: "Ecco come battere l’astensionismo"
Noto: il partito che non c'è potrebbe raccogliere il voto degli astenuti
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Il sondaggista e sociologo Antonio Noto, fondatore dell'istituto demoscopico Noto Sondaggi, ha pubblicato un libro dal titolo «Il partito che non c'è», edito da Baldini e Castoldi, nel quale sostiene che l'astensionismo sia l'unica forza elettorale in costante crescita in Italia. Secondo Noto, il potenziale elettorale di una formazione capace di intercettare chi non vota arriverebbe al 65 per cento.

Nell'intervista, Noto ricorda che alle elezioni europee del 2024 oltre la metà degli italiani non ha votato, mentre alle politiche del 2022 l'astensione si era attestata al 36,9 per cento. Il sondaggista sostiene che chi non vota non sia necessariamente disinteressato alla politica: la maggior parte, a suo giudizio, non trova un partito che la soddisfi. Anche una quota del 30 per cento di chi vota, afferma, non si sente rappresentata dalla forza scelta, e solo un elettore su tre può dirsi fidelizzato.

Per Noto, l'astensione è spesso una forma di protesta contro i politici, e liquidarla come indifferenza sarebbe un grave errore. Il segreto per riportare gli elettori alle urne, spiega, non è colmare un vuoto con una risposta a una domanda già esistente, ma riuscire a progettare una novità e creare nuove esigenze. I consigli indicati dall'esperto sono «meno leadership e più squadra», «meno creazioni elettoralistiche e più progetto di lungo periodo», «meno scena e più territorio».

Il sondaggista individua anche le difficoltà dei partiti attuali: la politica, afferma, non si sarebbe evoluta e negli ultimi anni le formazioni avrebbero subito un'involuzione, occupandosi degli elettori soltanto in prossimità del voto. Tra le caratteristiche richieste dall'elettorato indica la competenza delle classi dirigenti e un leader intercambiabile, come accadeva con i segretari della Democrazia Cristiana, in modo che la struttura non crolli se il capo perde credibilità. Noto critica inoltre lo slogan «uno vale uno», che a suo giudizio ha pagato nella stagione dell'antipolitica ma oggi fa perdere credibilità e voti.

Nel ragionamento di Noto, il Movimento Cinque Stelle è stato per un periodo una forza vicina al modello del partito che non c'è, capace di attingere sia dall'elettorato di centrodestra sia da quello di centrosinistra, ma avrebbe poi fallito nel mantenere unito il consenso. Anche Matteo Renzi, secondo il sondaggista, è stato forse il primo a incarnare questo modello, quando nel 2014 il Partito democratico ottenne il 41 per cento alle elezioni europee. L'errore, a suo giudizio, fu presentare il progetto con il marchio del Pd, con conseguenti conflitti interni tra i dem, e la fondazione tardiva di Italia Viva.