Per più di 24 ore, tra il 18 e il 19 ottobre, la sonda Voyager 1 ha smesso di inviare segnali alla Terra. Il silenzio ha messo in allarme il team che da anni segue la missione, impegnato a capire che cosa sia accaduto alla sonda, ancora oggi in viaggio nello spazio profondo.
Le due sonde Voyager sono in una fase finale della loro vita operativa. Lanciate negli anni Settanta, stanno esaurendo l'energia dei generatori e le loro componenti elettroniche, progettate decenni fa, continuano a funzionare al limite. Per questo gli ingegneri stanno cercando di prolungarne la durata il più possibile, con interventi mirati a preservare risorse e temperature di sistema.
L'ultimo intervento sulla Voyager 1 ha previsto il passaggio simultaneo di più strumenti a versioni a basso consumo energetico, mantenendo sotto controllo la temperatura dell'elettronica e del carburante. Secondo le stime del team, questa strategia dovrebbe garantire alle due sonde alcuni anni in più prima che le riserve di energia scendano sotto i livelli utilizzabili. Non è ancora chiaro se il cambio di configurazione abbia qualche legame con l'interruzione delle comunicazioni.
Dai dati diagnostici raccolti dopo il ripristino del contatto emerge che un gruppo di propulsori si è disattivato, mentre entrano in funzione le unità di riserva. Ciò indica che il computer di bordo ha rilevato una qualche anomalia nei propulsori principali. Gli ingegneri dovranno verificare se si tratti di un nuovo episodio legato all'ostruzione delle linee di alimentazione del carburante, già osservata in passato.
Il team spera che entrambe le sonde possano arrivare fino agli anni Trenta del Duemila, prima di tacere definitivamente. Anche se la fine di una missione così lunga non è mai semplice, chi ha lavorato a Voyager per decenni ha fatto il possibile per tentare ogni soluzione prima che quel momento arrivi.