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Stefan Sagmeister trasforma i dati globali in buone notizie a Parigi

Alla Gaîté Lyrique di Parigi la mostra «Finally, Something Good» raccoglie secoli di dati su salute, democrazia e uguaglianza, trasformandoli in opere che invitano a guardare al progresso con uno sguardo nuovo.

stefan sagmeister, neri&hu, and dani garcía lead interihotel MAD26’s creative rebellion
Interihotel MAD26 punta sulla «Creative Rebellion» con Sagmeister, Neri&Hu e Dani García
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Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Tredici anni dopo «The Happy Show», Stefan Sagmeister torna alla Gaîté Lyrique di Parigi con una mostra personale intitolata «Finally, Something Good», visitabile fino al 18 aprile 2027. L'esposizione nasce in un momento segnato da pandemie, crisi ambientali e instabilità politica, e si confronta direttamente con il flusso continuo di notizie negative e con l'indignazione alimentata dagli algoritmi.

Il punto di partenza è un passo indietro. Sagmeister osserva le tendenze storiche di lungo periodo e mostra, attraverso il linguaggio visivo del design, che il progresso umano diventa innegabile quando lo si guarda su scale temporali estese. Il materiale su cui lavora proviene da secoli di dati delle Nazioni Unite, della Banca Mondiale e di archivi internazionali. Le evidenze indicano un andamento chiaro: in ambito sanitario, democratico e dell'uguaglianza, le condizioni globali sono migliorate in modo significativo nel tempo. Trasformando questi insiemi di dati complessi in esperienze visive tangibili, la mostra invita il pubblico a spostare l'attenzione dai titoli del momento e a considerare la nostra epoca con occhi nuovi.

Designer premiato due volte con il Grammy, Sagmeister lavora da tempo al confine tra grafica, arte e riflessione filosofica, attraverso copertine di dischi, installazioni pubbliche e ricerche sulla felicità e sulla bellezza. Guidato dalla convinzione che il design debba informare o deliziare, sostiene che unire la bellezza estetica ai dati empirici renda le statistiche astratte capaci di toccare emotivamente chi le guarda. «Oggi essere ottimisti ha qualcosa di quasi perverso», riflette Sagmeister. «La cultura ha deciso che il pessimismo è la posizione seria. Ho inserito questi fatti in dipinti del Settecento perché credo che bellezza ed evidenze, raramente combinate, siano insieme più forti di quanto lo sia ciascuna da sola.»

La mostra è ospitata nella Gaîté Lyrique nell'ambito del progetto «Factory of Our Times», in linea con la missione dell'istituzione di affrontare, attraverso l'attivismo creativo, le sfide culturali, democratiche e climatiche più urgenti.

L'esposizione si articola in undici capitoli tematici distribuiti su tutti i piani dell'edificio e si spinge fino ai corridoi e perfino ai bagni, un'occupazione dello spazio pensata per una riflessione attiva. Sagmeister sovrappone a dipinti a olio storici del Settecento e dell'Ottocento campi di colore geometrici e marcati, rendendo visibili le metriche di lungo periodo su conflitti, alimentazione, accesso alle cure sanitarie, clima, migrazioni e felicità. Il percorso offre l'occasione di prendere distanza dalla stanchezza quotidiana delle notizie, ricordando che i movimenti sociali e politici cambiano davvero la società nel tempo, anche quando il progresso appare lento e indiretto.

Oltre le tele bidimensionali, indicatori complessi come il coefficiente di Gini e le strategie di riduzione delle emissioni di carbonio vengono tradotti in forme fisiche, con prodotti ortofrutticoli disposti in composizioni, sculture alpine settecentesche e grandi figure scure. Accanto a queste opere ci sono proiezioni che documentano secoli di previsioni apocalittiche mai avverate e un programma di incontri sviluppato insieme a makesense e Studio 13/16. Il progetto punta a trasformare le evidenze statistiche in una presenza materiale convincente, in linea con l'impegno quotidiano della Gaîté Lyrique nel sostenere nuovi talenti creativi, abbattere le barriere tra discipline e pubblici e costruire prospettive culturali trasformative in tutta Europa.

Il messaggio centrale della mostra è semplice e dichiarato: riconoscere i progressi reali non significa ignorare i problemi, ma trovare l'energia per affrontare ciò che resta da fare. Sagmeister sostiene che guardare alle vittorie già ottenute sia una fonte di forza per le battaglie future.

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