Il centrodestra deve lasciar perdere i progetti di riforma della legge elettorale e concentrare le proprie energie su un calendario di riforme sostanziali, a cominciare da fisco e burocrazia. È il monito che arriva da un'analisi politica che invita la coalizione a non adeguarsi alla debolezza degli alleati, ma a puntare a cambiare lo status quo e i pesi elettorali attraverso proposte capaci di convincere gli elettori.
Secondo questa lettura, inseguire modifiche ai meccanismi di voto per adattarli alla fragilità di alcuni partner sarebbe una forma di miopia politica, generalmente punita alle urne. La strada indicata è invece quella di un'agenda di governo chiara: prima la riduzione delle tasse, poi la semplificazione delle regole burocratiche, quindi istruzione, sicurezza e giustizia per proteggere confini, quartieri, portafogli e posti di lavoro degli italiani.
Il ragionamento si spinge oltre, sottolineando come la sinistra, in difficoltà, stia corteggiando Carlo Calenda. L'eventuale introduzione del ballottaggio, viene osservato, spingerebbe il leader di Azione a cercare sopravvivenza altrove piuttosto che rischiare da solo. Finché la politica giocherà solo per il mantenimento del proprio seggio, senza mai rischiare una giocata vera, il risultato sarà sempre una sconfitta per gli italiani.
Il testo critica anche le contraddizioni interne al campo avversario: chi chiede più sicurezza pesa un quinto di chi sfila con i centri sociali, chi vuole impresa 4.0 e meno tasse pesa un settimo di chi difende reddito di cittadinanza e patrimoniale, chi sostiene Israele pesa un decimo di chi considera Hamas una Ong. Un quadro che, secondo l'analisi, rende la sinistra incapace persino di proporre un programma credibile, limitandosi a duelli di potere tra soci che sono cane e gatto quanto a idee.
L'invito finale al centrodestra è duplice: da un lato, usare l'anno che manca alle elezioni per cambiare e presentarsi con volti nuovi, portatori di idee e capaci di comunicare; dall'altro, evitare di affannarsi a cambiare i cavilli di una legge elettorale che, come sempre, non trasformerà alcun rospo in principe. La vera sfida è cambiare i pesi elettorali, non le regole del gioco.