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Meloni fissa i paletti sulle alleanze: mai con chi vota contro Kiev

La presidente del Consiglio esclude intese elettorali con forze contrarie al sostegno all'Ucraina. Tajani ribadisce l'incompatibilità con Futuro Nazionale, mentre il partito di Vannacci affronta tensioni interne in Puglia.

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Giorgia Meloni non lascia margini di ambiguità sulle alleanze future. In un'intervista al quotidiano Il Foglio, la presidente del Consiglio ha annunciato che in vista delle elezioni politiche del prossimo anno non saranno possibili intese con chi non condivide i punti programmatici della maggioranza in politica estera. Il riferimento principale è il sostegno militare e politico all'Ucraina, un dossier su cui la premier non intende arretrare.

«Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale. Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove», ha dichiarato la premier. Il messaggio, pur senza nominare esplicitamente Roberto Vannacci, è rivolto al generale e al suo movimento Futuro Nazionale, da sempre contrario all'invio di aiuti a Kiev.

La posizione espressa da Meloni delinea una linea di continuità con i quattro anni di politica estera atlantista e filo-occidentale del governo. L'affermazione di non essere una leader «buona per tutte le stagioni» chiarisce che la stagione equidistante, se non pendente verso Mosca, proposta da Vannacci e dai suoi non è compatibile con un'eventuale alleanza. La premier ha anche consigliato al generale la lettura de «Il Mago di Oz», paragonando l'uomo che proietta la sua immagine gigantesca a certi video creati con l'intelligenza artificiale che ritraggono Vannacci come un condottiero muscoloso.

La questione delle alleanze si intreccia con le dinamiche interne al centrodestra. Cinque giorni prima delle dichiarazioni di Meloni, era stato lo stesso Vannacci a dettare le condizioni per una possibile intesa, parlando di «alleanza su punti programmatici chiari e condivisi e su obiettivi da raggiungere». Tuttavia, le posizioni del generale sulla politica estera rendono improbabile l'apertura di una trattativa, considerata la distanza su un dossier ritenuto fondamentale dalla presidente del Consiglio.

A rafforzare la posizione del governo è intervenuto anche il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, che ha ribadito l'incompatibilità delle posizioni politiche di Futuro Nazionale con quelle della coalizione. «Se c'è qualcuno che sta dalla parte di Putin e contro il libero mercato e contro l'Europa, non sta dalla nostra parte», ha affermato Tajani, ricordando che il partito di Vannacci «è uscito dal centrodestra, non è nel centrodestra. Ha voluto andarsene». Il ministro degli Affari esteri ha poi sottolineato che a Montecitorio i deputati di Futuro Nazionale hanno votato «sempre contro il governo», aggiungendo che «non si può essere di centrodestra e fare la quinta colonna dell'opposizione. Parlare contro la sinistra è una cosa, sconfiggere la sinistra è un'altra. Non accettiamo lezioni».

Le dichiarazioni di Meloni e Tajani arrivano mentre Futuro Nazionale affronta tensioni interne. In Puglia è guerra tra le fazioni del movimento: il deputato Rossano Sasso ha annunciato l'intenzione di fare piazza pulita dei «nemici interni». Una situazione che complica ulteriormente il quadro di un partito che, secondo la maggioranza, ha scelto di collocarsi fuori dalla coalizione di centrodestra.

Sul fronte della politica estera, la continuità annunciata da Meloni assume un significato che va oltre le alleanze elettorali. La premier ha infatti sottolineato come la sua posizione serva anche a evidenziare le fratture nel Campo largo, dove la faglia tra il Pd di Elly Schlein e il M5S di Giuseppe Conte sul conflitto tra Kiev e Mosca non è mai stata ricomposta. Una divisione che, secondo la lettura di Palazzo Chigi, indebolisce l'opposizione su un tema centrale per la collocazione internazionale dell'Italia.

Il quadro che emerge è dunque quello di una maggioranza che intende mantenere una linea coerente in politica estera, respingendo qualsiasi apertura a forze che mettano in discussione il sostegno all'Ucraina. Le prossime elezioni politiche si prospettano quindi come un passaggio in cui la collocazione atlantista e filo-europea rappresenterà un discrimine esplicito per la costruzione delle alleanze, con Meloni che ha scelto di fissare i paletti prima ancora che la campagna elettorale entri nel vivo.

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