Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran in Medio Oriente. Le forze del Comando Centrale americano hanno distrutto cinque petroliere iraniane dopo che, negli ultimi due giorni, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica aveva preso di mira per due volte una nave da guerra della Marina statunitense con missili balistici. Lo riferisce il Centcom in una nota, precisando che l'unità americana è riuscita in entrambi i casi a evitare gli attacchi e ha proseguito il pattugliamento delle acque della regione, senza registrare feriti tra i militari.
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato che Washington continuerà a colpire le petroliere iraniane con attacchi di rappresaglia. «L'Iran continua a tentare di colpire navi della marina statunitense e, ogni volta che lo fa o ci prova, perderà delle petroliere; credo che questo accadrà di nuovo oggi», ha affermato parlando con i giornalisti durante una visita in Colombia. Poche ore dopo, i Guardiani della Rivoluzione hanno annunciato di aver colpito con missili la base militare statunitense di Al-Azraq, in Giordania, situata circa cento chilometri a est di Amman, nell'ambito di un'«operazione punitiva» per rispondere agli attacchi americani contro le imbarcazioni di Teheran.
Secondo quanto riferito dall'agenzia ufficiale Irna, la base sarebbe stata investita da «pesanti attacchi missilistici» che avrebbero danneggiato le aree destinate al dispiegamento dei caccia F-35, F-16 e F-15, oltre ai ricoveri utilizzati per gli aerei da combattimento. Al momento non risultano conferme indipendenti sull'entità dei danni. Le Forze armate giordane hanno invece dichiarato che i sistemi di difesa aerea del Paese hanno intercettato venti missili balistici lanciati verso il territorio giordano: diciotto sono stati distrutti con successo, mentre due sono caduti in aree prive di assembramenti di persone. Non sono state segnalate vittime.
I Pasdaran hanno inoltre minacciato di colpire le petroliere presenti nei porti del Kuwait e del Bahrein, invitando gli equipaggi ad «abbandonare immediatamente le navi». «Alla luce dei crimini dell'esercito terrorista americano, che ha preso di mira diverse petroliere della Repubblica Islamica dell'Iran, avvertiamo tutte le petroliere presenti nei porti kuwaitiani e bahreiniti, porti che ospitano tali terroristi e sono complici delle loro azioni criminali, sia che si trovino all'ancora sia ormeggiate in banchina», hanno dichiarato i Guardiani, secondo quanto riportato dall'Irna. «Le esortiamo ad abbandonare le navi, poiché diventeranno bersagli», hanno aggiunto.
Nello Stretto di Hormuz, i Pasdaran hanno attaccato due imbarcazioni statunitensi, otto petroliere e dieci «imbarcazioni non conformi» che tentavano di attraversare la zona, continuando la loro opera di ritorsione contro Washington. Per lo stesso motivo, all'ingresso dello stretto, è stato sequestrato uno dei droni sottomarini «più moderni» dell'esercito americano. I militari statunitensi hanno replicato che uno dei loro droni, di un «modello datato», aveva subito un malfunzionamento nella regione, senza precisare se si trattasse dell'apparecchio sequestrato dall'Iran.
Teheran e Washington continuano a scambiarsi colpi nello Stretto di Hormuz e nei suoi dintorni, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore ad aprile, che aveva sospeso la prima fase dei bombardamenti intensi iniziata con l'attacco israelo-americano contro l'Iran del 28 febbraio. I negoziati diplomatici restano in un punto morto, con le due parti che si contendono il controllo di questo snodo marittimo attraverso cui transita di norma un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio e gas. Dall'inizio della guerra il traffico nello stretto è pressoché paralizzato, con effetti sui mercati energetici mondiali: i prezzi del petrolio salgono nelle prime fasi delle contrattazioni asiatiche, con il barile che sfiora i cento dollari in seguito ai nuovi scambi di attacchi in Medio Oriente. L'Iran esige ora che le navi ottengano un'autorizzazione, oltre al pagamento di diritti di transito, prima di attraversare lo stretto.