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Emanuela Orlandi, il libro svela i documenti Stasi: «Dietro il rapimento l'operazione Papà»

Il saggio di Gian Paolo Pelizzaro ricostruisce l'estate del 1983 e il ricatto al Vaticano legato alla pista bulgara sull'attentato a Giovanni Paolo II. Documenti inediti dagli archivi della Stasi collegano la scomparsa della quindicenne alla strategia dei servizi segreti orientali.

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La scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori sarebbe stata orchestrata dai servizi segreti della Germania orientale per deviare le indagini sull'attentato a Giovanni Paolo II. È la tesi al centro del libro «1983» del giornalista Gian Paolo Pelizzaro, che ricostruisce i fatti dell'estate di quarant'anni fa attraverso documenti inediti provenienti dagli archivi della Stasi, il temuto servizio segreto della Repubblica democratica tedesca.

Il volume, pubblicato da Baldini + Castoldi, parte dal lavoro del giudice Ilario Martella, titolare dell'inchiesta sui possibili complici di Alì Agca. Il 13 maggio 1981 il turco sparò almeno due colpi contro il pontefice in piazza San Pietro e fu condannato all'ergastolo il 22 luglio dello stesso anno. Due anni dopo, il 7 maggio 1983, scomparve Mirella Gregori e il successivo 22 giugno toccò a Emanuela Orlandi, quindicenne cittadina vaticana. Secondo il magistrato, che ha ripetuto la sua ricostruzione anche davanti alla Commissione parlamentare bicamerale d'inchiesta il 27 giugno 2024, le due ragazze furono sacrificate sull'altare di «qualcosa di indicibile, che alla fine si può definire ragion di Stato».

Il libro di Pelizzaro segue una doppia sequenza di avvenimenti: da un lato la fase iniziale della sparizione di Emanuela, il cui prologo sarebbe la scomparsa di Mirella, dall'altro le mosse del magistrato alle prese con la caccia ai complici di Agca e con una complicata rogatoria internazionale in Bulgaria. Il punto di svolta arriva il 26 aprile 1982, quando dal carcere di Ascoli Piceno il sicario turco comunica a sorpresa a Martella la volontà di collaborare. Agca mette nei guai tre persone: due impiegati dell'ambasciata di Sofia a Roma e soprattutto Sergej Antonov, vice capo scalo della Balkan Airlines nella Capitale, descritto come agente sotto copertura del servizio segreto bulgaro.

Il 25 novembre 1982 Antonov finisce in carcere e a Sofia scatta l'allarme rosso. Il timore che l'uomo possa cedere e che la macchia si allarghi spinge il regime bulgaro a chiedere aiuto ai compagni della Stasi. Il libro svela i contatti tra i servizi segreti dei due Paesi alleati, all'esito dei quali scatta l'operazione Papst, ovvero «operazione Papa». In questo quadro entrano in gioco le due adolescenti romane, fatte scomparire sia per deviare l'attenzione dell'opinione pubblica italiana dalla pista bulgara sull'attentato al Papa, sia per lanciare un messaggio ad Agca, fino a quel momento troppo collaborativo con le autorità italiane.

Dopo il primo appello del Papa per Emanuela, il 3 luglio 1983 durante l'Angelus, inizia il grande ricatto. Una telefonata alla Sala stampa vaticana collega la scomparsa della ragazza con Agca: in cambio della liberazione della quindicenne, il misterioso interlocutore soprannominato l'Amerikano chiede che il Pontefice si adoperi presso le autorità italiane per la concessione della grazia al turco entro il 20 luglio. Il segnale inviato al detenuto è chiaro: non ti abbiamo dimenticato, quindi inizia a sabotare le indagini chiudendo la bocca.

Da quel momento sarà un crescendo. I rivendicatori del rapimento diffonderanno di volta in volta il contenuto di un nastro con la voce di Emanuela, faranno ritrovare alcuni suoi effetti personali, come la fotocopia della tessera della scuola di musica e la ricevuta del pagamento della quota di iscrizione, e ricorderanno allo zio della ragazza, Mario Meneguzzi, particolari che solo avendo parlato con la quindicenne o con qualcuno vicinissimo a lei potevano conoscere. Prove che non permetteranno mai di stabilire se in quel momento Emanuela fosse ancora in vita.

Restano aperti gli interrogativi su chi azionò quel meccanismo che per circa un mese tenne in scacco il Vaticano, con tanto di installazione di una linea telefonica riservata tra i rivendicatori e l'allora segretario di Stato Agostino Casaroli. Il libro guida il lettore attraverso i tanti misteri di un sequestro anomalo: nessuna prova regina dell'esistenza in vita dell'ostaggio, nessuna richiesta economica, nessun riscatto, nessuna sigla per la rivendicazione. Solo una contropartita di natura politica, la liberazione del condannato all'ergastolo Agca, peraltro non nella disponibilità del Vaticano.