La pensione a 64 anni torna al centro del confronto sulla manovra 2027, ma la formula rilanciata in questi giorni non è ancora una legge e non va confusa con l’attuale pensione anticipata contributiva. L’ipotesi su cui lavora la Lega punta ad allargare la possibilità di uscita anche ai lavoratori del sistema misto, cioè a chi ha contributi versati prima del 1996.
Lo schema descritto dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon e ripreso nel dibattito politico prevede almeno 25 anni di contributi. Il prezzo della maggiore flessibilità sarebbe il ricalcolo dell’intera pensione con il metodo contributivo, compresa la parte maturata negli anni in cui per il lavoratore varrebbe normalmente il sistema misto.
Per chi non raggiunge l’importo minimo richiesto per accedere al pensionamento anticipato, la proposta contempla inoltre la possibilità di utilizzare una parte del Tfr per rafforzare il montante e superare la soglia. È proprio questo passaggio ad aver concentrato molte delle critiche sindacali.
La Cgil ha pubblicato simulazioni su diversi profili contributivi. Nei casi esaminati, il ricalcolo interamente contributivo produce una riduzione del 10,6% rispetto all’assegno calcolato con il sistema misto. Per un lavoratore con 40 anni di contributi e una retribuzione annua di 35 mila euro, la simulazione passa da circa 1.726 euro lordi al mese a circa 1.543 euro, oltre 180 euro in meno. Con redditi più elevati, la perdita assoluta simulata cresce e può superare 360 euro mensili.
Questi numeri non sono una previsione valida per tutti. L’effetto del ricalcolo dipende dall’anno di inizio del lavoro, dalla distribuzione dei contributi prima e dopo il 1996 e dalle retribuzioni maturate nel tempo. Due lavoratori della stessa età e con gli stessi anni di contributi possono quindi ottenere risultati molto diversi.
C’è poi un’altra distinzione importante. Oggi la pensione anticipata contributiva è già disponibile per chi ha iniziato a versare dal 1° gennaio 1996, a condizione di raggiungere sia il requisito contributivo sia una soglia minima dell’assegno. Dal 1° gennaio 2027, secondo la circolare INPS che recepisce l’adeguamento alla speranza di vita, l’età sale a 64 anni e un mese e la contribuzione effettiva richiesta a 20 anni e un mese.
La proposta politica, invece, mira ad aprire una strada simile anche a chi ricade nel sistema misto, introducendo però condizioni aggiuntive. Il nodo sarà capire se il governo deciderà di trasformarla in una norma della legge di Bilancio e con quali correttivi.
Per chi sta programmando l’uscita dal lavoro, quindi, non esiste ancora una nuova finestra da utilizzare. Fino a un eventuale intervento legislativo valgono le regole attuali. Le prossime settimane serviranno a capire se l’idea dei 64 anni per il sistema misto entrerà davvero nella manovra e, soprattutto, quale costo previdenziale verrà richiesto in cambio dell’anticipo.