Silvia Albano, presidente di Magistratura Democratica e giudice della sezione immigrazione del Tribunale di Roma, è intervenuta al convegno pubblico «Legalità, sicurezza e immigrazione: possono stare insieme?», promosso dall'associazione Incontriamoci con il patrocinio della Città di Chianciano Terme. La sua presenza ha riacceso il dibattito sul ruolo dei magistrati e sulle loro prese di posizione pubbliche su temi di stretta attualità politica.
Secondo quanto diffuso da SienaPost, nel corso dell'incontro Albano ha messo in discussione l'idea che repressione e sicurezza procedano di pari passo. Le politiche migratorie degli ultimi anni sarebbero state definite criminogene, perché spingerebbero le persone nelle mani della criminalità. Una posizione, la sua, che non rappresenta una novità nel panorama delle sue esternazioni pubbliche.
Albano è nota anche per aver respinto il trattenimento dei migranti in un provvedimento che era apparso immediatamente come una sentenza anti-governo. Il suo ruolo di giudice della sezione immigrazione del Tribunale di Roma e la contemporanea presidenza di Magistratura Democratica, l'associazione di sinistra delle toghe, ne fanno una figura centrale nel confronto tra magistratura ed esecutivo.
In una precedente intervista al Foglio, la magistrata si era pronunciata in termini critici su Giorgia Meloni e sull'azione del governo. «Mi pare che si stia mettendo in pratica un progetto che, visto nel suo complesso, scardina gli architravi sui quali è stata costruita la nostra democrazia costituzionale», aveva dichiarato, citando l'autonomia differenziata, la riforma del premierato, la riforma della giustizia e la legge sicurezza.
Secondo Albano, questi interventi non modificherebbero soltanto l'equilibrio tra i diversi poteri dello Stato, così come disegnato dai costituenti per evitare una dittatura della maggioranza, ma anche il rapporto tra potere e cittadini. Parole che, all'epoca, erano state lette come vere e proprie critiche alle idee dell'esecutivo.
L'incontro di Chianciano Terme si inserisce in un momento di particolare tensione sul tema della legalità e della sicurezza. Nelle stesse ore, a Roma, il sacerdote anti-spaccio Don Antonio Coluccia è stato insultato e minacciato durante una passeggiata della legalità nel quartiere del Quarticciolo, alla periferia della Capitale. Il religioso, già sotto scorta, sarebbe stato accerchiato da un gruppo di persone; tre cittadini di nazionalità tunisina sono stati denunciati.
Sull'episodio sono arrivate le condanne delle istituzioni. Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha espresso «piena solidarietà» a Don Coluccia, ringraziandolo «per il coraggio con cui ogni giorno si batte contro lo spaccio di droga». Il vicepremier Matteo Salvini ha parlato di «intimidazioni vergognose e inaccettabili contro un prete coraggioso, da anni in prima linea contro droga e criminalità». Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito le minacce «vili» e ha ribadito la vicinanza a chi «ogni giorno sceglie di stare dalla parte della legalità e dei più deboli».
Il convegno di Chianciano Terme e le dichiarazioni di Albano si collocano dunque in un contesto in cui il confronto su immigrazione, sicurezza e legalità resta uno dei terreni più caldi del dibattito pubblico italiano. La magistrata, dal canto suo, continua a sostenere che le politiche restrittive in materia migratoria non rafforzino la sicurezza, ma finiscano per alimentare le organizzazioni criminali.