Fujifilm ha annunciato che entro il 2028 aumenterà di cinque volte la produzione di nastri magnetici, puntando in particolare sulla decima generazione dello standard Linear Tape-Open (LTO). Una mossa che arriva mentre la crescita dei data center legati ai grandi modelli linguistici sta trasformando il mercato dello storage, con effetti che si propagano ben oltre i produttori di chip e memorie.
Negli ultimi mesi la costruzione di nuovi data center per l'intelligenza artificiale ha fatto salire la domanda di GPU, RAM e SSD, e di riflesso anche quella dei tradizionali hard disk meccanici. Secondo quanto riportato, questa onda ha raggiunto anche il settore dell'archiviazione su nastro, storicamente destinato ai dati da conservare a lungo termine. L'aumento della richiesta di materiale d'archivio, legato proprio ai flussi di dati generati dall'IA, è il motivo che spinge Fujifilm a investire. Il fenomeno è descritto come un effetto a catena: la pressione sull'hardware attivo si trasmette progressivamente ai supporti destinati alla conservazione, che fino a poco tempo fa non erano al centro dell'attenzione del mercato.
I nuovi nastri Ultrium 10 sono disponibili nei formati standard da 30 TB e 40 TB. Il produttore li pubblicizza come capaci di 75 TB e 100 TB, ipotizzando un rapporto di compressione di 1,5 a 1, un dato che viene definito ottimistico. La velocità di trasferimento non compressa è di 400 MB al secondo, valore che rende il nastro poco adatto ai carichi di lavoro attivi, ma perfettamente compatibile con l'archiviazione a freddo, dove i dati vengono scritti una volta e consultati raramente. Proprio per questo, osserva la fonte, non c'è ragione di non comprimere al massimo i dati destinati alla conservazione su nastro.
Fujifilm è presente nel settore dei nastri magnetici da quasi quanto questa tecnologia esiste, con i primi progetti risalenti agli anni Cinquanta. L'investimento in gioco è di 10 miliardi di yen, circa 63 milioni di dollari. Una cifra non enorme, ma significativa per un'azienda che scommette su una tecnologia spesso considerata matura o in declino, e che ora si trova a fronteggiare una domanda in crescita dopo anni di mercato sostanzialmente stabile.
Il confronto con i primi supporti magnetici rende evidente il salto compiuto. Le capacità attuali, pur lontane dagli standard di SSD e HDD moderni, appaiono notevoli a chi ricorda i primi dispositivi di lettura, come il Datasette, il registratore a cassette usato nei primi computer domestici. Il dato mostra come il nastro abbia mantenuto una logica di archiviazione economica e capiente, anche se lento.
Il caso dei nastri si inserisce in un quadro più ampio. Alcuni utenti hanno ripreso a usare supporti ottici, mentre Sony ha confermato l'uscita dal business dei Blu-ray, quindi non è attesa una ripresa dei grandi cambiadischi ottici nei server. Il nastro, invece, sembra trovare nuova domanda, e la scelta di Fujifilm indica che l'industria sta reagendo alle stesse tendenze che spingono anche gli appassionati a recuperare vecchi lettori di nastro per i propri homelab.