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Ponte sullo Stretto, scontro tra progettisti e ministero sul rischio terremoto

Il carteggio tra la società Stretto di Messina e il ministero delle Infrastrutture rivela un braccio di ferro sulle indagini sulle faglie: i progettisti le definiscono «senza senso», il dicastero replica che mancano dati. Il nodo riguarda la sicurezza del ponte in caso di sisma.

Ponte sullo Stretto, scontro progettisti-ministero sul rischio terremoto: "Ricerche sulle faglie senza senso", "No, mancano dati"
Ponte sullo Stretto, scontro tra progettisti e ministero sul rischio terremoto
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Questo articolo è stato prodotto con l’ausilio dell’IA sotto la responsabilità editoriale di Haydamax OÜ.

Un braccio di ferro tecnico sul rischio sismico mette in luce le incertezze che ancora circondano il progetto del ponte sullo Stretto di Messina. Secondo il carteggio tra la società Stretto di Messina, incaricata di progettare e costruire l'opera, e il ministero delle Infrastrutture, le indagini sulle faglie condotte nell'area dello Stretto sarebbero state giudicate «senza senso» dai progettisti, mentre il dicastero replica che mancano dati fondamentali per valutare la sicurezza dell'infrastruttura in caso di terremoto.

Il progetto del ponte sullo Stretto si trascina da decenni e, nonostante i ripetuti annunci, alcuni aspetti tecnici restano ancora da chiarire. Tra questi, il comportamento della struttura in caso di sisma e la sua effettiva resistenza rappresentano i nodi più delicati, soprattutto in una zona ad alta sismicità come quella dello Stretto di Messina, dove la convergenza tra la placca africana e quella euroasiatica genera una delle aree a maggiore rischio del Mediterraneo.

Lo scontro emerge dal carteggio ottenuto da Dossier, che documenta lo scambio tra la società dello Stato e il ministero. Da un lato, i progettisti avrebbero definito le ricerche sulle faglie «senza senso»; dall'altro, il ministero avrebbe replicato che i dati disponibili sono insufficienti. Una divergenza che riguarda direttamente la valutazione del rischio sismico e, di conseguenza, la fattibilità stessa dell'opera.

La questione non è secondaria. Il ponte a campata unica sullo Stretto, con i suoi piloni, dovrebbe resistere a eventi sismici di notevole intensità. La definizione delle faglie attive nell'area e la loro caratterizzazione sono passaggi essenziali per dimensionare correttamente le strutture e garantire la sicurezza. Se le indagini vengono considerate inadeguate o superflue, il rischio è che il progetto si basi su assunzioni non verificate.

Nel frattempo, il dibattito politico e istituzionale sull'opera prosegue. Nei giorni scorsi, il commissario straordinario per il ponte, Pietro Ciucci, ha dichiarato che la delibera del Cipess è attesa entro ottobre e ha definito «realistica» la previsione sui tempi. Da più parti, inoltre, si sottolinea che l'investimento non va considerato una spesa ma un'opportunità per far crescere il Sud, come ribadito in un intervento pubblico.

Restano però i dubbi tecnici sollevati dal carteggio. La sicurezza di un'infrastruttura come il ponte sullo Stretto non può prescindere da una conoscenza approfondita del territorio e delle sue dinamiche geologiche. Le faglie presenti nell'area, alcune delle quali potenzialmente attive, richiedono studi specifici e verifiche indipendenti. La divergenza tra progettisti e ministero sulle indagini necessarie rischia di alimentare ulteriori ritardi e incertezze.

Il progetto, già oggetto di polemiche e ripensamenti nel corso degli anni, torna così al centro dell'attenzione per una questione che riguarda la sicurezza dei cittadini e l'affidabilità delle scelte pubbliche. Mentre si attende la delibera del Cipess, il confronto sulle faglie e sul rischio terremoto resta aperto, con implicazioni che potrebbero incidere in modo significativo sul futuro dell'opera.

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