Durante la Milan Design Week, all'interno di Alcova, un'installazione ha catturato l'attenzione dei visitatori: Transit Encounters, una grande struttura di sedute verdi che ha trasformato gli spazi dell'ex ospedale militare Baggio in un punto di ritrovo spontaneo. L'opera, firmata dallo studio parigino Supaform e dal designer Maxim Shcherbakov, riprende il concetto del conversation pit, la nicchia living degli anni Sessanta e Settanta progettata per riunire le persone faccia a faccia.
La struttura non è letteralmente scavata nel pavimento, ma ne riprende il principio: creare uno spazio che allontani dal rumore e inviti alla condivisione con chi si trova accanto. Shcherbakov ha osservato come i confini di un divano non siano definiti solo dai suoi bordi fisici: le persone si siedono sul pavimento, si appoggiano, occupano la sua orbita. Da questa riflessione è nato un progetto che funziona come un palco, un salotto e un punto di incontro, un arredo che invita all'improvvisazione.
Il titolo dell'opera richiama quegli incontri fugaci che accadono negli spazi di transito, come aeroporti, hall e piazze, dove si condividono momenti con persone che probabilmente non si rivedranno mai. Un'intimità diversa da quella della socialità pianificata, più autentica e legata alla contraddizione tra transitorietà e vicinanza. Durante la settimana del design, l'installazione è stata animata da DJ set e talk con Design Hotels, diventando letteralmente il palcoscenico di quelle connessioni impreviste.
Shcherbakov, che ha studiato allo IED di Milano, ha sviluppato una profonda sensibilità per l'armonia spaziale e la materialità, maturata tra showroom, fornitori e Salone del Mobile. La sua visione si colloca all'intersezione tra arte e design, trattando il mobile non come un semplice prodotto ma come una proposta. Con Transit Encounters, la proposta è radicale: e se il centro di una stanza non fosse un tavolino da caffè o una lampada, ma un contenitore intenzionale per le relazioni umane?
L'installazione, sviluppata in collaborazione con Esthetic Joys, ha trovato nell'architettura grezza e quasi abbandonata dell'ex ospedale militare un contrasto voluto: la morbidezza e il calore delle sedute verdi apparivano ancora più deliberate in quello scenario spoglio. Un contrasto che racconta una storia, quella di un design che non ottimizza per flessibilità o portabilità, ma che invita a fermarsi, a voltarsi verso l'altro e a parlare.