I presidenti delle Regioni Campania e Puglia, Roberto Fico e Antonio Decaro, hanno annunciato una serie di ricorsi alla Corte costituzionale contro la legge sull'autonomia differenziata. La decisione arriva dopo che l'ultimo Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle intese con quattro Regioni, passaggio che secondo i due governatori rende il provvedimento pienamente operativo e quindi impugnabile davanti alla Consulta.
Fico, presidente della Campania, ha definito la legge promossa dal ministro Roberto Calderoli un «provvedimento scellerato che farà aumentare le diseguaglianze nel nostro Paese». Decaro, alla guida della Puglia, ha parlato di «uno scippo ai diritti dei cittadini delle regioni più fragili», aggiungendo che «non possiamo permettere che ci sottraggano medici, infermieri e risorse». Le due Regioni sono le prime a muoversi sul fronte giudiziario, ma l'ipotesi di un ricorso coinvolge anche altri territori del Mezzogiorno.
La legge sull'autonomia differenziata, voluta dal ministro per gli Affari regionali, prevede la possibilità per le Regioni a statuto ordinario di chiedere maggiori competenze su un insieme di materie. Il testo stabilisce inoltre che il trasferimento delle funzioni avvenga solo dopo la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni, la soglia minima di servizi che deve essere garantita su tutto il territorio nazionale. È su questo punto che si concentra la difesa del provvedimento da parte della maggioranza, secondo cui la legge non riduce i diritti dei cittadini delle Regioni più deboli ma fissa uno standard valido per tutti.
La polemica politica si intreccia con il dibattito costituzionale. I sostenitori dell'autonomia richiamano l'articolo 5 della Costituzione, che «riconosce e promuove le autonomie locali» e impegna la Repubblica ad adeguare i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento. Secondo questa lettura, riconoscere maggiori livelli di autogoverno rafforza la democrazia e avvicina governati e governanti, senza indebolire lo Stato centrale. Nel corso dei lavori dell'Assemblea costituente, del resto, era presente una corrente federalista trasversale che annoverava esponenti come Piero Calamandrei, Luigi Sturzo, Luigi Einaudi ed Emilio Lussu.
Le opposizioni, dal canto loro, contestano la tempistica e il merito del provvedimento. Secondo Fico e Decaro, il via libera alle intese con quattro Regioni è avvenuto senza un confronto adeguato sui fabbisogni sanitari e sulle risorse umane, e rischia di accentuare gli squilibri tra Nord e Sud. I due governatori hanno annunciato che i ricorsi saranno depositati nelle prossime settimane, una volta completato l'esame tecnico dei testi da parte degli uffici legali delle Regioni.
La partita si sposta ora davanti alla Corte costituzionale, che sarà chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della legge e sulle modalità di attuazione delle intese. Nel frattempo, il confronto politico resta acceso: la maggioranza rivendica la coerenza del testo con il dettato costituzionale, mentre le Regioni del Sud preparano la loro battaglia legale. Per i cittadini, l'effetto immediato è quello di un ulteriore rinvio: l'applicazione concreta delle nuove competenze resta sospesa in attesa delle decisioni dei giudici costituzionali.