La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato a Oslo il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre in un vertice dedicato a energia, difesa e tecnologia. Si tratta della prima visita di un premier italiano in Norvegia dopo quasi quattordici anni, dall'ultima compiuta da Mario Monti, e cade nell'anno del centenario della trasvolata artica del dirigibile Norge, compiuta da Umberto Nobile e Roald Amundsen.
«Quella che facciamo oggi non è una scelta protocollare, ma è per portare avanti un lavoro iniziato da tempo per allargare la nostra cooperazione», ha dichiarato Meloni nel corso della conferenza stampa alla Government Guest House. La premier ha espresso nuovamente le condoglianze per la morte di re Harald V, scomparso il 28 agosto, e ha definito la Norvegia «un partner di primo piano, certamente per il ruolo nella diversificazione dei rifornimenti energetici: è il nostro quarto fornitore di gas».
Il laburista Støre ha confermato che il 10% del gas utilizzato dall'Italia proviene dalla Norvegia. Interrogato su cosa l'Italia possa offrire in cambio, il primo ministro norvegese ha rimarcato il ruolo delle imprese italiane, tra cui Eni, nella ricerca di gas nell'Artico. Meloni ha sottolineato la necessità di «costruire filiere più corte e più resistenti agli shock esterni», un obiettivo che non riguarda solo l'energia ma coinvolge anche l'industria della difesa, l'esplorazione spaziale e sottomarina e l'approvvigionamento di terre rare.
Tra i temi affrontati c'è il giacimento di Fen, considerato il più grande in Europa per terre rare: le stime indicano risorse per circa 15,9 milioni di tonnellate di ossidi destinati alla produzione di magneti per veicoli elettrici, turbine eoliche, strumenti elettronici e tecnologie militari e aerospaziali. Un dossier strategico per l'Italia, che punta a ridurre la dipendenza da fornitori extraeuropei.
La situazione internazionale ha dominato il confronto. Sia Meloni sia Støre hanno assicurato che lavoreranno «per rafforzare la resilienza del popolo ucraino», sostenendo una prospettiva negoziale per una pace «che deve essere giusta e duratura». Secondo la premier, il presidente russo Vladimir Putin sta provocando l'Europa «per spostare l'attenzione da una situazione sul campo che non sta andando come aveva previsto e promesso al suo popolo», e «rispondere alle provocazioni sarebbe solo nell'interesse di Mosca». Støre ha rilanciato: «Dobbiamo far sentire le nostre voci», citando anche le tensioni nel Golfo, per le quali «tutti paghiamo un prezzo», perché i conflitti generano instabilità economica.
Meloni ha poi preso posizione sulla proposta avanzata mercoledì dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, durante il discorso sullo Stato dell'Unione, di creare un Consiglio di sicurezza. «Non sono ancora in grado di giudicare, l'unica cosa da evitare è raddoppiare le cose: devo capire cosa c'è di diverso rispetto all'articolo 4 della NATO», ha affermato, ricordando che l'articolo prevede già che gli Stati membri, come Italia e Norvegia, si consultino quando uno di essi ritiene minacciate l'integrità territoriale, l'indipendenza politica o la sicurezza di un alleato.
Quanto ai rapporti più stretti con il Canada e con la stessa Norvegia, che non fa parte dell'Unione europea, la premier li ha definiti più che mai importanti per raggiungere «un'autonomia strategica» in una stagione in cui «le minacce, così come le opportunità, arrivano da ogni lato e da ogni angolo». «Non dobbiamo fare l'errore di focalizzarci solo su un fronte, solo su un confine — ha proseguito — e dobbiamo capire cosa sta accadendo a 360 gradi intorno a noi».
Il vertice di Oslo segna dunque un passaggio concreto nella cooperazione tra Italia e Norvegia, con l'energia come asse principale e le terre rare come nuova frontiera. Dall'epopea delle esplorazioni geografiche dello scorso secolo alle nuove esplorazioni per il futuro, il confronto tra i due governi punta a tradursi in accordi operativi su gas, tecnologie e difesa.