Ottobre 2026 porta con sé una selezione di dieci case che la redazione di Livingetc considera le più riuscite del mese. Tra gli interni scelti spiccano soluzioni che mescolano il rispetto per le architetture originali con un gusto contemporaneo, senza rinunciare a un’atmosfera calda e personale.
Tra i progetti più apprezzati c’è una casa di metà Novecento a Knoxville, nel Tennessee, ristrutturata con una richiesta precisa: nessuna parete bianca. Il risultato è un’abitazione dal sapore retrò, arricchita da elementi originali dell’edificio e da una palette di colori decisi che dialoga con il legno e i dettagli vintage. Il progetto è stato presentato da Homes & Gardens come esempio di come il colore possa trasformare uno spazio senza cancellarne la storia.
Il filo conduttore che unisce molte delle case scelte è l’equilibrio tra vecchio e nuovo. Le atmosfere sono calde, con toni neutri arricchiti da accenti scuri, legni profondi e dettagli come il marmo, elementi che tornano spesso nelle scelte di chi arreda cucine e bagni. È proprio in questi ambienti, sottolinea la redazione, che si concentrano oggi molte delle tendenze più interessanti: materiali, colori e piccoli elementi decorativi giocosi permettono di sperimentare senza perdere coerenza.
Accanto alle abitazioni reali, la selezione guarda anche al futuro dell’abitare. Il progetto AENARA, realizzato per la mostra Task Eternal alla Powerhouse Parramatta di Sydney, in Australia, che apre il 7 novembre 2026, propone una sezione in scala reale di un’abitazione marziana immaginata per il 2075. Lo studio, fondato dall’architetta spaziale Melodie Yashar e attivo tra design, ingegneria e ricerca, si concentra sul rapporto tra l’involucro protettivo di un edificio e le infrastrutture che sostengono chi lo abita.
L’installazione mostra a vista la struttura nascosta dietro le superfici finite: un guscio esterno in terracotta stampata in 3D, un rivestimento interno in Vectran, il tessuto che forma la membrana di pressione, e un nodo in alluminio dove gli impianti attraversano la paratia. Il guscio esterno, nel progetto, servirebbe da schermo e sarebbe realizzato con risorse locali, mentre lo spazio interno gonfiabile garantirebbe la pressione. Lo studio esplora processi di stampa robotica con regolite marziana e la produzione di calcestruzzo di zolfo, acqua e ossigeno a partire dalle risorse presenti sul pianeta. La terracotta esposta appartiene però all’oggetto da museo e non dimostra che tali processi siano già stati realizzati.
Il quadro generale ipotizza quattro persone che trascorrono circa 500 giorni su Marte, condividendo circa 110 metri quadri di superficie interna. Si tratta di ipotesi di studio, non di una missione annunciata. Il dettaglio più interessante, per chi si occupa di casa e design, è il modo in cui l’installazione rende leggibili le connessioni: le tubazioni colorate che attraversano il confine tra i due involucri diventano il punto focale dell’opera. Anche in questo caso, il messaggio è vicino a quello delle case terrene scelte dalla redazione: un’architettura che non nasconde ciò che la rende funzionante, ma lo valorizza.